“L’uomo, l’artista, il politico”. Una mostra racconta Gipo Farassino

“Ël 6 ëd via Coni, l’é na cà veja che gnanca na volta, l’era nen bela”. Così inizia una delle canzoni più conosciute di Gipo Farassino, ambientata nei pressi di Porta Palazzo, a Torino, dove tutto ebbe inizio e dove il musicista nacque. A lui il Consiglio regionale del Piemonte dedica la mostra “L’uomo, l’artista, il politico” in corso alla Biblioteca della Regione Piemonte “Umberto Eco” (via Confienza 14) e aperta fino all’8 gennaio.
Uno dei più importanti cantautori piemontesi (nato nel 1934 a Torino, dove si è spento nel 2013) proveniva da un quartiere povero della città, ma fu proprio questa condizione a diventare la sua fortuna, ad essere protagonista delle sue canzoni sia in torinese che in italiano.
La mostra  è stata allestita in collaborazione con la Fondazione Caterina Farassino, creata nel ricordo della figlia prematuramente scomparsa.
All’anteprima sono intervenuti l’altra figlia dell’artista, Valentina, presidente della Fondazione che ha ringraziato il Consiglio regionale per l’omaggio che dedica a suo papà e il giornalista Bruno Quaranta che ha ricordato l’importanza e la grandezza di Gipo nell’interpretare la canzone d’autore in lingua piemontese.



“Farassino era un vero artista, un grande piemontese, un talento raffinato che conosceva a fondo il mondo dei grandi cantautori italiani e stranieri che, ricambiati, lo ammiravano” ha ricordato la consigliera regionale Silvana Accossato intervenuta in rappresentanza dell’Assemblea legislativa.
Numerosi ex-parlamentari e consiglieri presenti in sala tra cui Umberto Bossi, Enzo Ghigo, Matteo Brigandì, Benito Sinatora e Giampiero Leo.
Storica fu l’amicizia con Fabrizio De Andrè, con cui condivise la poesia e con cui era solito passare le serate dopo i concerti, bevendo e cantando.
I cimeli presentati nella mostra mantengono intatta la capacità di evocare in pochi tratti quell’universo e farlo sembrare, allo stesso tempo, lontano e vicino.
Gipo Farassino  ha attraversato i momenti più difficili della storia del nostro paese, le contestazioni del Sessantotto, quelli bui all’inizio degli anni ottanta, sapendo raccontare con un sorriso dolce-amaro ciò che stava succedendo nella sua città di operai, di quelli che avevano il Sangone come unico mare e che sognavano il riscatto dalla loro condizione.
Dal 1987 al 1994 è stato segretario della Lega Nord Piemont, entrando successivamente alla Camera dei Deputati e poi nel Parlamento europeo. Assessore regionale all’Identità piemontese, nel 2005, proprio dopo la morte della figlia, decise di tornare al suo primo amore, la musica.

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