Da Venezia a Milano, dalle profondità del mare a quelle del sottosuolo: Giorgio Andreotta Calò all’HangarBicocca

Storie e visioni su diversi tempi e luoghi, da Venezia a Milano, dalle profondità del mare a quelle del sottosuolo: Pirelli HangarBicocca presenta CITTÀDIMILANO, personale di Giorgio Andreotta Calò a cura di Roberta Tenconi (14 febbraio – 21 luglio; Milano, HangarBiccooca, via Chiese 2; www.hangarbiccoca.org).

Relitto del piroscafo Città di Milano, Filicud. Mostra Giorgio Andreotta Calò, HangraBicocca

Relitto del piroscafo Città di Milano, Filicudi. Foto Global Underwater Explorers

La mostra, che prende il titolo dal piroscafo sommerso Città di Milano, propone un arcipelago di opere del passato e di nuova produzione, raccolte per la prima volta insieme, che trasforma e riconfigura radicalmente lo spazio espositivo. Parte integrante della metodologia dell’artista è proprio la costante rielaborazione e riconfigurazione delle sue opere in base al contesto geografico e culturale in cui vengono allestite.

Giorgio Andreotta Calò Ritratto Foto: Kirsten de Graaf

Giorgio Andreotta Calò Ritratto Foto: Kirsten de Graaf

Giorgio Andreotta Calò (Venezia, 1979; vive e lavora tra Italia e Olanda) si contraddistingue nella scena artistica contemporanea per il suo linguaggio innovativo e nel 2017 ha rappresentato l’Italia alla 57ma Biennale di Venezia. Le sue opere includono sculture, installazioni ambientali di larga scala e interventi spaziali che trasformano architetture o interi paesaggi e sono spesso concepite per essere incluse in un ricco sistema di rimandi e collegamenti tra di loro, anche attraverso l’uso di elementi naturali densi di significati simbolici come l’acqua, la luce e il fuoco.

Giorgio Andreotta Calò Senza titolo (La fine del mondo), 2017 Veduta dell’installazione, Padiglione Italia, 57ma Biennale di Venezia, 2017 Courtesy Studio Giorgio Andreotta Calò, Venezia Foto: Roberto Marossi

Giorgio Andreotta Calò Senza titolo (La fine del mondo), 2017 Veduta dell’installazione, Padiglione Italia, 57ma Biennale di Venezia, 2017 Courtesy Studio Giorgio Andreotta Calò, Venezia Foto: Roberto Marossi

Il suo lavoro affonda le radici in alcune pratiche concettuali e processuali tipiche degli artisti degli anni Sessanta e Settanta per poi aprirsi a nuove evoluzioni ed è il risultato di un lungo processo di ricerca sui materiali – da quelli classici, come bronzo e legno, ad altri più inusuali come ad esempio il caranto, lo strato argilloso sottomarino su cui sorge la città di Venezia –, sulle tecniche di lavorazione e sulla loro origine. Il suo interesse per i materiali organici avvicina le sue opere agli attuali dibattiti internazionali sull’utilizzo e dispersione delle materie prime e ai temi sui cambiamenti socio-ecologici.

Per CITTÀDIMILANO l’artista si concentra sulla scultura, presentando in stretto dialogo lavori realizzati dal 2008 a oggi e qui concepiti come parte di un unico paesaggio, che trasforma la percezione dell’ambiente ed evidenzia i legami che intercorrono tra le opere stesse. Per l’occasione Giorgio Andreotta Calò ha inoltre compiuto ricerche sulla storia della società Pirelli, concependo appositamente nuove opere.


CITTÀDIMILANO, il percorso espositivo

 Giorgio Andreotta Calò Senza titolo (Jona), 2019 Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2019. Commissionata e prodotta da Pirelli HangarBicocca. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca. Foto: Agostino Osio

Giorgio Andreotta Calò Senza titolo (Jona), 2019 Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2019. Commissionata e prodotta da Pirelli HangarBicocca. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca. Foto: Agostino Osio

Il percorso espositivo inizia con la proiezione di immagini sottomarine del relitto sommerso del piroscafo Città di Milano che, utilizzato all’inizio del secolo scorso dall’allora Pirelli Cavi per depositare nelle profondità del Mar Mediterraneo cavi sottomarini, il 16 giugno 1919 naufragò presso la secca di Capo Graziano a Filicudi. L’artista ha estrapolato materiale video da riprese di repertorio effettuate nel 2015 sul relitto a 100 metri di profondità, montandole in un lavoro che funge da preludio e leit motiv di tutto il percorso, legato alle idee di navigazione, di immersione/emersione e di stratificazione fisica e simbolica, storica e geografica.

 Giorgio Andreotta Calò Senza titolo (Cavi), 2019 Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2019. Commissionata e prodotta da Pirelli HangarBicocca. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca. Foto: Agostino Osio

Giorgio Andreotta Calò Senza titolo (Cavi), 2019 Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2019. Commissionata e prodotta da Pirelli HangarBicocca. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca. Foto: Agostino Osio

Ulteriore richiamo a questa storia è la presenza in mostra di una porzione daneggiata di cavo per la trasmissione sottomarina di dati, lunga più di 30 metri. Risalente agli anni ’90 e recuperato la scorsa estate nei pressi di Ischia durante lavori di manutenzione, il cavo pende sospeso dal carroponte assumendo un aspetto organico e naturale.

All’interno dello Shed si possono osservare alcune delle opere scultoree più rilevanti in una disposizione che scardina la simmetrica architettura dello spazio e che trasforma l’ambiente.
Interessato alla rappresentazione dello scorrere del tempo e dei processi di trasformazione della materia, Andreotta Calò occupa l’intera superficie dello Shed con Produttivo (2019), una nuova installazione parte di una serie di sculture iniziata nel 2014 e costituita da campioni di roccia e sedimenti prelevati dal sottosuolo della laguna di Venezia (2014) e dell’area mineraria del Sulcis Iglesiente, in Sardegna (2014 e 2019). La disposizione a terra delle “carote” rispecchia quella della loro ubicazione e profondità originarie ed evidenzia in questo modo le diverse stratificazioni e particolarità cromatiche, ribaltando, però, la dimensione verticale delle estrazioni geologiche a quella orizzontale e lineare dello spazio dove vengono esposte. In particolare, la nuova imponente serie di carotaggi comprende oltre mille metri lineari di campioni di carbone e vari minerali provenienti dall’archivio della Carbosulcis, ultima miniera di carbone attiva in Italia e in fase di chiusura. A questi lavori si lega sia geograficamente sia tematicamente il film in 16mm, In girum imus nocte (2014). Realizzata nel Sulcis Iglesiente, dove l’artista ha trascorso lunghi periodi di ricerca e lavoro tra il 2013 e il 2015, l’opera mostra in forma onirica il viaggio notturno compiuto dall’artista all’interno della miniera Carbosulcis e, a piedi, con i lavoratori, verso l’isola di Sant’Antioco.

Il corpus di lavori Clessidre (1999–in corso) è una rappresentazione formale della scansione del tempo. Queste sculture in bronzo sono realizzate attraverso una tecnica caratteristica della sua pratica, la fusione a cera persa, a partire da bricole – pali utilizzati a Venezia per gli ormeggi e spesso corrosi dall’acqua nella loro sezione centrale. In questo modo l’azione dell’acqua e il gesto artistico concorrono a determinare la forma della scultura, non a caso quella di una clessidra, che poi viene fissata nel tempo attraverso l’uso di un materiale incorruttibile. Alle Clessidre si connette tecnicamente un’altra serie iniziata nel 2013, quella delle Meduse: l’artista interviene direttamente sugli stessi tipi di pali in legno, che vengono trasformati in sculture dalle sembianze di medusa, organismo marino composto principalmente di acqua, da cui poi sono tratte ulteriori opere in bronzo. Questo processo di trasfigurazione della materia e di elementi naturali emerge anche in altri lavori, come nelle due serie Pinna Nobilis (2014–in corso) e DOGOD (2014–in corso): nella prima il titolo e la forma derivano dalla conchiglia del mollusco omonimo, organismo endemico delle coste del Mar Mediterraneo e in particolare dei luoghi attraversati dalla mostra, come Sardegna, Venezia e Filicudi; mentre la seconda prende origine da elementi ossei provenienti dall’Isola di Sant’Antioco in Sardegna riassemblati generando il muso di un cane.

Giorgio Andreotta Calò Volver, 2008 Courtesy ZERO…, Milano, e Studio Giorgio Andreotta Calò, Venezia Foto: Davide Conconi

Giorgio Andreotta Calò Volver, 2008 Courtesy ZERO…, Milano, e Studio Giorgio Andreotta Calò, Venezia Foto: Davide Conconi

L’opera che per Giorgio Andreotta Calò rappresenta il punto di partenza tematico e narrativo della mostra è Volver, scultura creatada un’azione realizzata a Milano nel 2008, in occasione della sua prima esposizione personale presso la Galleria Zero: l’artista all’interno della sua barca utilizzata nella laguna veneziana, vola sospeso tramite una gru sopra i tetti del quartiere Lambrate, compiendo un giro circolare per poi terminare l’azione sulla terrazza della galleria, dove l’imbarcazione viene sezionata in due parti e qui esposta adagiata sopra un sottile specchio d’acqua. A dieci anni di distanza, segnando simbolicamente il suo ritorno a Milano, l’artista ripropone Volver in una nuova configurazione: la barca viene, infatti, ricomposta in una forma scultorea che richiama quelle delle conchiglie della serie Pinna Nobilis, mentre l’azione originaria è documentata da una proiezione di un carosello di diapositive.

Il richiamo a Milano ritorna nuovamente nel lavoro che chiude la mostra: la stampa stenopeica di oltre 10 metri – carta fotografica di grandi dimensioni impressionata dalla luce naturale – della città vista dall’alto e in particolare dell’area orientale, dove si trova anche Lambrate, luogo dove Andreotta Calò aveva effettuato il suo volo. L’artista colloca l’opera specularmente rispetto alla proiezione iniziale del relitto del piroscafo Città di Milano, creando una sorta di quinta teatrale che incornicia lo spazio espositivo. La stampa è il risultato di un intervento di Calò presso il grattacielo Pirelli, un tempo storica sede della società e oggi di proprietà della Regione Lombardia, con cui ha trasformato un piano dell’edificio in una camera oscura per realizzare l’impressione ribaltata di Milano, colta come se fosse un orizzonte onirico.

Giorgio Andreotta Calò

I lavori di Giorgio Andreotta Calò sono stati esposti all’interno di contesti e istituzioni di rilievo internazionale, tra cui Oude Kerk, Amsterdam (2018); SMART Project Space, Amsterdam (2012); MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, in occasione del conseguimento del Premio Italia Arte Contemporanea (2012) e Galleria Civica, Trento (2009). Giorgio Andreotta Calò ha partecipato in numerose rassegne ed esposizioni collettive, tra cui 6a Quadriennale d’Arte, Palazzo delle Esposizioni, Roma (2016); High Line Art, New York (2016); Triennale di Milano (2015); 54ma Biennale di Venezia (2001). Nel 2017 ha rappresentato l’Italia alla 57ma Biennale di Venezia. Tra il 2001 e il 2007 è stato assistente di Ilya ed Emilia Kabakov. Nel 2008 si è trasferito in Olanda dove è stato artista in residenza alla Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam (2009-2011).

Il programma di HangarBicocca

Giorgio Andreotta Calò CITTÀDIMILANO, veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2019. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca. Foto: Agostino Osio

Giorgio Andreotta Calò CITTÀDIMILANO, veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2019. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca. Foto: Agostino Osio

La mostra CITTÀDIMILANO è parte del programma artistico 2019-2020 di Pierelli HangarBicocca, concepito dal direttore artistico Vicente Todolí insieme al dipartimento curatoriale (Roberta Tenconi, curatrice; Lucia Aspesi, assistente curatrice; Fiammetta Griccioli, assistente curatrice).. La programmazione proseguirà con le mostre di Sheela Gowda (4 aprile–15 settembre 2019); Daniel Steegmann Mangrané (settembre 2019–gennaio 2020); Cerith Wyn Evans (ottobre 2019–febbraio 2020); Trisha Baga (febbraio–luglio 2020); Chen Zhen (aprile–settembre 2020); Neïl Beloufa (settembre 2020–gennaio 2021); Steve McQueen (ottobre 2020–febbraio 2021).

 

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