DIRITTO E CASTIGO / FEBBRAIO – Essere o non essere il padre, questo è il dilemma

Essere o non essere il padre, questo è il dilemma

padre e figlio

Premetto che l’intervento di questo mese non avrà ad oggetto l’Amleto di Shakespeare, anche se l’argomento può ben assumere i toni foschi di una tragedia. Traggo spunto da una vicenda assurta agli onori della cronaca non molti mesi or sono. Mi riferisco alla storia di un distinto e benestante uomo d’affari inglese che all’età di 55 anni avrebbe scoperto di essere sterile fin dalla nascita a causa di una fibrosi cistica: peccato che lui, di figli, ne avesse già tre. Fece seguito una causa milionaria contro la moglie che confessò il malfatto e il deteriorarsi dei rapporti con i “presunti” figli. Seguirono anche ampi dibattiti sulla definizione di genitore, ma quello che in questa sede interessa è il risvolto prettamente giuridico che porta all’inevitabile quesito: in Italia è possibile disconoscere il proprio figlio dopo anni, magari anche dopo il compimento della sua maggiore età?



Apro una piccola parentesi per ricordare che il nostro ordinamento è stato interessato da una profonda riforma dal D. Lgs. 154/2013 con cui il legislatore ha eliso ogni differenza tra figli legittimi e naturali riconoscendone lo stesso stato giuridico. Continua però a persistere tra figli nati nel matrimonio e figli nati fuori dal matrimonio la differenza sul modo di acquisizione dello status di figlio in quanto solo per i primi esiste la presunzione di paternità. L’art. 231 cod.civ. recita: “il marito è padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio”. La regola enunciata nella norma viene comunemente definita come presunzione di paternità, in quanto impone di presumere, fino a prova contraria, che il figlio sia stato generato dal marito della madre. A ben vedere, sarebbe più corretto parlare di attribuzione legale della paternità, in quanto il marito viene considerato padre indipendentemente dal fatto che sia realmente l’autore del concepimento. Il successivo art 231 cod.civ. tratta del concepimento ricorrendo ad un’altra presunzione per cui si ritiene che sussista in costanza di matrimonio qualora non siano ancora trascorsi 300 giorni dalla data di annullamento, di scioglimento, del divorzio, dalla pronuncia di separazione o dalla data di autorizzazione ai coniugi a vivere separatamente.
Nelle ipotesi di cui sopra, il nuovo nato acquisisce di diritto lo status di figlio e lo mantiene a vita, salvo… gli effetti di una eventuale azione di disconoscimento. Tale azione è disciplinata dall’art. 243 bis cod.civ. che vede quali soggetti legittimati a proporla il marito, la madre ed il figlio medesimo. Se il figlio è minore, l’azione di disconoscimento può essere proposta, nel suo interesse, da un curatore speciale, mentre rimane invece escluso dalla legittimazione il preteso padre naturale, che non può riconoscere il figlio, se prima non venga rimosso lo stato di filiazione in cui questi si trovi. Chi esercita l’ azione è ammesso a provare che non sussiste un rapporto di filiazione tra il figlio e il presunto padre e a tal fine non basta la sola dichiarazione della madre. L’azione, inoltre, non è esperibile in ogni tempo. Il successivo art 244 cod.civ., infatti, salva l’imprescrittibilità prevista per il figlio, dispone che possa e debba essere proposta entro sei mesi dalla madre ed entro un anno dal padre.
Termini che decorrono 1) dalla data di nascita del figlio o 2) dal giorno della scoperta dell’impotenza di generare (per padre e madre) o 3) dal giorno della scoperta dell’adulterio al tempo del concepimento (per il padre).
A tutela della stabilità dei rapporti familiari, il legislatore ha stabilito che il genitore o presunto tale non possa agire in giudizio se sono trascorsi cinque anni dal giorno della nascita del figlio.
Quali gli effetti del disconoscimento? La sentenza che accoglie la domanda di disconoscimento rimuove la paternità del marito della madre e priva il figlio dello status fino ad allora goduto. Essa deve essere annotata nell’atto di nascita, dal quale verrà eliminata ogni indicazione relativa al marito. Badate: anche se per opinione dominante la sentenza di disconoscimento elimina lo stato del figlio con efficacia retroattiva in certe circostanze il principio subisce adattamenti, soprattutto in tema di mantenimento del figlio disconosciuto e nell’ambito delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare.

DIRITTO E CASTIGO
Rubrica legale a cura dell’avvocato Roberta K. Colosso
info@studiolegalecolosso.it

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