Lavoro in Piemonte e calo degli occupati nell’industria manifatturiera, il Consiglio regionale approva all’unanimità un ordine del giorno sullo stato di emergenza

Lavoro in Piemonte

“Stato di emergenza occupazionale e salariale in Piemonte”: l’ordine del giorno è stato approvato all’unanimità dal Consiglio regionale alla prima seduta dell’anno.  La Regione chiede il “rifinanziamento in deroga alla Cigs e il finanziamento di 150 milioni di euro per le aree colpite da crisi industriali in Piemonte, promessi dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte”.
Il documento è stato presentato da tutti i capigruppo, di maggioranza e di opposizione, dal presidente della Giunta Alberto Cirio e dal presidente del Consiglio Stefano Allasia.
Tutta la seduta è stata dedicata al problema del lavoro in Piemonte, con l’apertura dei lavori del presidente Cirio e l’intervento dell’assessore Elena Chiorino, che ha evidenziato “un quadro critico con un calo di 17mila unità occupate. In particolare l’industria manifatturiera perde 25mila addetti, mentre i servizi e l’agricoltura guadagnanoo rispettivamente 2mila e 4mila posti”.



Il quadro Istat del trimestre luglio-settembre 2019 evidenzia che il numero degli  occupati, il cui calo è concentrato nell’industria manifatturiera (-25.000),dopo un brillante inizio d’anno già nel secondo trimestre risultava in flessione, mentre resta sostanzialmente stagnante la situazione nei servizi (+2.000 unità) e solo l’agricoltura mostra una dinamica positiva apprezzabile (+4.000 dipendenti). La diminuzione interessa esclusivamente il lavoro alle dipendenze (-34.000 occupati), mentre cresce di 16.000 unità la componente autonoma, trainata dai servizi non commerciali.

Sono circa 50 le imprese che fruiscono della cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale, riorganizzazione e cessazione di attività, per un complesso di circa 2500 addetti, prevalentemente nei settori metalmeccanico e dell’editoria, e si evidenziano ben 20 imprese in cassa integrazione per cessazione di attività (800 le persone interessate). A queste si affiancano 75 imprese che attuano la cigs per contratti di solidarietà, tra cui la più nota è FCA con circa 4.000 dipendenti.  Nella sua relazione l’assessore Chiorino ha sotolineato che si prevede nel 2020 un ulteriore aggravamento della situazione, come dimostrano i recenti focolai di crisi emersi a fine 2019 come Martor di Brandizzo, Mahle, ex Ilva (quest’ultima coinvolge 800 addetti, ai quali vanno sommati quelli dell’indotto, che riguarda migliaia di imprese, di cui 3.000 soltanto per quanto riguarda l’artigianato).

Chiorino si è poi soffermata sugli strumenti di intervento finora adottati dalla Regione, come la possibilità di prorogare la durata del periodo di cigs a fronte dell’attivazione di specifici interventi regionali di politiche attive per il lavoro, la definizione di interventi mirati a prevenire l’insorgenza di crisi aziendali, la convocazione di un tavolo sull’automotive che tratti tutte le possibili soluzioni per salvaguardare quella una storica eccellenza del territorio anche alla luce della fusione tra FCA e PSA, incontri con gli esponenti del settore della plastica e dello zucchero in quanto le disposizioni della legge di bilancio statale 2020 stanno già bloccando tutti gli investimenti, l’utilizzo del pagamento in surroga iniziato con i dipendenti della Manital, gli accordi con Intesa SanPaolo e Banca Sella per anticipare la cassa integrazione senza aspettare la conclusione delle procedure dell’Inps.

“E siccome le crisi aziendali arrivano troppo spesso ai tavoli dell’Assessorato quando la situazione è già gravemente compromessa, si è pensato – ha concluso Chiorino – di puntare sulla prevenzione, stanziando un milione di euro rifinanziabile che servirà a sostenere un progetto che prevede il coinvolgimento di mentori di provata esperienza, che entrano in aziende al momento sane, analizzano la situazione e segnalano al titolare i punti di forza, ma anche le debolezze e le fragilità prima che queste degenerino. Tutto questo avviene anche nell’ottica della razionalizzazione dei costi: è più dispendioso intervenire su una realtà in difficoltà piuttosto che sostenerla preventivamente. Aziende sane, inoltre, significa più crescita e più posti di lavoro o, perlomeno, il mantenimento di quelli attuali. Per contrastare, poi, lo ‘sciacallaggio industriale’ di quei fondi speculativi che acquistano le aziende locali in crisi al solo scopo di acquisirne il marchio, ma disinteressandosi successivamente delle realtà produttive sul territorio e dei lavoratori, l’Assessorato sta lavorando all’istituzione di un fondo che possa acquisire temporaneamente quote di aziende in crisi e consentire ad esse di di rilanciarsi. Allo studio ci sono anche un progetto basato sul microcredito e soluzioni per arginare il fenomeno del lavoro a cottimo, che è in aumento e sotto gli occhi di tutti. Si tratta di persone, ad esempio per i riders, costrette troppo spesso a lavorare senza tutele e a condizioni economiche non sostenibili”.

 

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