“Abbastanza deludente, il nulla per le partite Iva”: il consigliere regionale Davide Nicco commenta il decreto economico Cura Italia

Davide Nicco commenta il decreto conomico cCura Italia

“Positivo per quanto riguarda famiglie e lavoratori, timido per quanto riguarda il sostegno alle imprese e alle partite Iva, ma capiremo meglio quando il documento sarà pubblicato”, sono state ieri sera  le prime, misurate parole scelte  dal presidente della Regione Piemonte  a commento del decreto Cura Italia, presentato dal presidente del consiglio Giuseppe Conte e dai suoi ministri, un provvedimento da 25 miliardi di euro a sostegno di famiglie e aziende nell’emergenza coronavirus. 

Abbiamo chiesto una lettura del decreto economico a Davide Nicco, nella sua doppia veste di consigliere regionale del Piemonte (Fratelli d’Italia) e di commercialista: “Giudico abbastanza deludente il “decreto cura” di marzo, un giudizio frutto di una media tra l’abbastanza, deliberato a favore di disoccupati e di dipendenti, ed il nulla, decretato a favore delle partite Iva. Ai dipendenti sono stati concessi congedi parentali più ampi, cassa integrazione più estesa, bonus in busta paga, possibilità di telelavoro, sospensione dei mutui prima casa, sospensione dei lavori di pubblica utilità per i beneficiari del reddito di cittadinanza. Oggettivamente per i dipendenti questo rappresenta un pacchetto di misure sufficiente per non far loro patire grosse conseguenze economiche dalla crisi. Alle partite Iva non è stato invece concesso praticamente nulla: le imposte le devono pagare comunque per intero, con una proroga minima nel versamento che in alcuni casi arriva a soli 4 giorni. Non sono invece stati sospesi il pagamento dei contributi Inps degli imprenditori, né l’applicazione degli studi di settore, ora Isa, come Fratelli d’Italia aveva chiesto“.

Con quali conseguenze? “Le  partite Iva continueranno a pagare nei prossimi mesi anche se non guadagnano e non guadagneranno nulla per molto tempo. Ed a pagare caro e salato, visti i livelli di tassazione italiani. Non solo alle partite iva il Governo non chiede di pagare anche se non guadagnano, ma non risarcisce neanche tutti i danni che hanno subito: ai negozi che per legge hanno dovuto chiudere, il Governo non risarcisce neanche il canone di affitto dei locali pagato inutilmente, ma solo il 60%. Ed ai professionisti con uffici neppure quello: zero assoluto”. E il contributo di 600 euro per gli autonomi ? “Sfiora il ridicolo forse sarebbe meglio chiamarlo elemosina: 600 euro per le partite Iva, ma una volta sola e non ad alcune, quando un soggetto con reddito di cittadinanza che non lavora prende di più. Altri 600 euro vengono assegnati alle partite Iva che nell’anno precedente hanno avuto un reddito inferiore a 10.000 euro lordi, pari su per giù a 6.000 euro netti in un anno. Un limite talmente basso che saranno pochissimi i soggetti che ne potranno beneficiare, in altre parole un provvedimento di immagine che rimarrà sulla carta.A mio parere occorreva sospendere per tutto il tempo dell’emergenza non solo il versamento, ma la maturazione dei contributi degli autonomi”.  Nicco conclude il suo commento al decreto economico con una proposta:  “E per dimostrare che non faccio demagogia chiedendo l’impossibile, aggiungo a corollario una ulteriore proposta che renderebbe questo economicamente sostenibile: si potrebbe far “recuperare” i mesi di mancata contribuzione nel periodo di crisi alla fine della vita lavorativa degli autonomi. Per la serie “non ti facciamo pagare 6 mesi di contributi nel periodo di crisi, e quando dovrai andare in pensione li recuperi lavorando e versando i contributi per 6 mesi in più”. Una sorta di “prestito a termine” dell’Inps a favore dei suoi iscritti, che credo gli autonomi accetterebbero volentieri, magari su base opzionale”.



Condividi!

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.