La libertà di movimento ai tempi del coronavirus dopo il decreto Io Resto a Casa – La parola all’avvocato

La libertà di movimento ai tempi del coronavirus, autocertificazione in caso di spostamento e regole. L’avvocato Roberta K. Colosso, interpellata sull’argomento, scrive.

“Nonostante l’ampia risonanza mediatica della situazione epidemiologica che stiamo attraversando, sono ancora in molti, troppi, ad avere dubbi sulla condotta da tenersi in questo periodo. Le informazioni, soprattutto quelle che giungono attraverso i social o i messaggi audio e video, sono spesso superficiali, contraddittorie, se non addirittura inveritiere. Come sempre, suggerisco a chi può farlo, di cercare le risposte direttamente alla fonte. Il sito del Ministero dell’Interno ha una sezione dedicata al Coronavirus – www.interno.gov.it/it/speciali/coronavirus – in cui prendere visione della normativa specifica e delle risposte alle domande più frequenti sulle misure adottate dal governo. Cercando di fare un po’ di chiarezza, il provvedimento a cui fare riferimento per quanto riguarda le limitazioni alla libertà di movimento è il DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 8 marzo 2020, a cui ha fatto seguito il Dpcm 9 marzo 2020 che ha esteso le misure di cui all’art. 1 del Dpcm 8 marzo 2020 a tutto il territorio nazionale. Tale norma prescrive di: “evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza (art. 1 lett. a)”; il successivo art. 2 nel disporre la sospensione degli eventi e delle competizioni sportive, fa salva la possibilità di svolgere “sport di base e le attività motorie in genere […] esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all’allegato 1, lettera d). L’art. 3, lett. b), fa espressa raccomandazione ai soggetti più esposti al rischio di contagio (tra cui tutte le persone anziane) di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, di cui all’allegato 1, lettera d). A chiosa, alla lett. c, viene espressa in modo esplicito la raccomandazione di limitare, ove possibile, gli spostamenti delle persone fisiche ai casi strettamente necessari.
Il successivo art. 4 dispone, al punto 2 “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il mancato rispetto degli obblighi di cui al presente decreto e’ punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale, come previsto dall’art. 3, comma 4, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6”.
Alla luce di quanto sopra richiamato e delle risposte date dal Ministero nell’apposita sezione del sito dedicata all’emergenza Coronavirus, si evince che la regola base a cui uniformare la nostra condotta è quella di evitare gli spostamenti. Si può uscire solo per andare al lavoro o per ragioni di salute o per altre necessità quali ad esempio l’acquisto di beni necessari, ma si deve essere in grado di provarlo. Le autodichiarazioni rese sui moduli prestampati non liberano la persona dal dover dimostrare la veridicità di quanto affermato che sarà fatta oggetto di controlli: chiunque dichiari il falso nell’autocertificazione è soggetto alla pena dettata per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale.
Questo vale non solo per gli spostamenti da comune a comune, ma anche all’interno del proprio comune. E anche nel caso in cui si esca a piedi per assolvere a una necessità della vita quotidiana dell’interessato (o del suo nucleo familiare) o per motivi di salute, lo spostamento, in caso di eventuali controlli, dovrà essere giustificato nelle forme e con le modalità dell’autocertificazione e dovrà sempre rispettare la distanza interpersonale di un metro. Se si ha un proprio caro anziano non autosufficiente è possibile andare ad assisterlo perché rappresenta una condizione di necessità, ma bisogna ricordare che sono i soggetti più vulnerabili al contagio e, quindi, occorre cercare di proteggerlo dai contatti il più possibile. Nel caso di separazione o divorzio, sono consentiti, secondo le modalità previste dal giudice, gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, con i provvedimenti di separazione o divorzio. E’ anche consentito uscire con il proprio cane per le esigenze fisiologiche dell’animale, ma senza assembramenti e mantenendo la distanza di almeno un metro da altre persone. Per quanto riguarda una delle domande più frequenti: “Si può uscire per fare una passeggiata?”, ad oggi – 18 marzo 2020 -, la risposta è affermativa nei limiti in cui siano strettamente necessarie a realizzare uno spostamento giustificato da uno dei motivi appena indicati. Ad esempio, è giustificato da ragioni di necessità spostarsi per fare la spesa, per andare in farmacia, o comunque per acquistare beni necessari per la vita quotidiana. Inoltre è giustificata ogni uscita dal domicilio per l’attività sportiva o motoria all’aperto. Nel caso di violazione delle norme di cui sopra, l’art. 3 del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, prevede che, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle disposte misure di contenimento è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale, per cui:“chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro”.

L’ammenda è una pena pecuniaria che comporta l’iscrizione nel casellario giudiziale, salvo che sia stato concesso uno dei benefici previsti dagli articoli 163 (Sospensione condizionale della pena) e 175 (Non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale) del codice penale. Per concludere: senza una valida ragione, è richiesto e necessario restare a casa, per il bene di tutti”.

Resta inteso che il parere sopra esposto si basa sulla normativa vigente al 18 marzo 2020.



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