Aree protette e qualità dell’acqua: l’appello degli Enti Parco agli agricoltori

Aree protette e qualità dell'acqua

“Aiutateci a conservare la qualità dell’acqua, la più importante risorsa del nostro territorio”:  è l’appello che l’Ente di gestione delle Aree protette del Po vercellese-alessandrino e dell’Ente di gestione delle Aree protette del Po torinese rivolgono alle aziende agricole.

Gli Enti di gestione delle Aree protette del Po (vercellese-alessandrino e torinese), prossimamente uniti in un unico Ente che si occuperà di gestire le Aree protette del Po piemontese, si occupano oltre che della fascia fluviale del principale fiume italiano, della gestione di numerose aree molto importanti per la biodiversità, tra le colline del Monferrato e del torinese e la pianura vercellese. Si tratta dei cosiddetti siti della Rete Natura 2000 designati dall’Unione Europea, che comprendono i Siti di Importanza Comunitaria (SIC), le Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS)

In pianura, specialmente nelle aree coltivate a riso – spiegano gli Enti –  la natura trova ancora spazi interessanti nel sistema di fontanili e canali che solcano le coltivazioni. La rete di canali alimentati dai fontanili è stata scavata nei secoli per l’approvvigionamento delle acque e oggi costituisce l’ultimo rifugio per la biodiversità. Le loro sponde e le acque correnti custodiscono infatti piante acquatiche che, a loro volta, consentono la riproduzione e il riparo di libellule, pesci, rane, testuggini palustri, ecc. I fontanili e i canali diserbati chimicamente sono invece “morti”. Per mantenere in vita questi residuali elementi naturali c’è perciò bisogno della collaborazione degli operatori del comparto agricolo, come già di fatto richiesto dalla Politica Agricola Comunitaria (PAC): infatti, tra gli impegni previsti per beneficiare dei contributi pubblici è esplicito il divieto del diserbo chimico dei corsi d’acqua”.

Aree protette

“Solo con il rispetto generalizzato di questo principio in area vasta si potrà ottenere qualche risultato – osservano ancora gli Enti –  poiché il controllo dei soli guardiaparco, peraltro limitato alle aree protette e ai siti che ricadono nella Rete Natura 2000, non è di sicuro sufficiente. Purtroppo i dati non sono incoraggianti: nelle nostre acque superficiali persiste la presenza di fitofarmaci ed erbicidi, sostanze chimiche di cui si fa ancora largo consumo. È noto che questo, oltre ad essere un problema ambientale di vasta portata, costituisce una grave minaccia per la salute di tutti noi, a partire dagli utilizzatori e dai residenti nelle vicinanze di zone trattate”. E concludono: “Gli Enti-Parco intendono ringraziare per la collaborazione le aziende agricole che porranno particolare scrupolo e attenzione al rispetto di questo divieto a favore di tutta la comunità”.



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