Ventotto anni fa la strage di Capaci: lenzuoli bianchi e un minuto di silenzio in occasione della Giornata della Legalità

strage di capaci

Un minuto di silenzio e un lenzuolo bianco sui municipi italiani in ricordo della strage di Capaci di cui ricorre oggi, 23 maggio, l’anniversario.  Una tragedia che ha segnato il Paese, scuotendo le coscienze di tutti i cittadini. In omaggio a Giovanni Falcone e alle altre vittime dell’esplosione  avvenuta ventotto anni fa, Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso da Cosa Nostra e presidente della Fondazione intitolata al fratello, promuove un flash mob per le ore 17:57 del 23 maggio.
L’invito è stato accolto dall’ANCI che lo ha esteso alle amministrazioni comunali in occasione della Giornata della Legalità.
Alle 17:57, dunque, ora esatta in cui avvenne l’eplosione,  la cittadinanza è invitata ad osservare un minuto di silenzio ricordando la strage di Capaci. I sindaci, indosseranno per l’occasione la fascia tricolore, simbolo dell’unità nazionale e dei valori costituzionali. Un lenzuolo bianco sarà appeso all’ingresso dei municipi.

Anche il Comune di Carmagnola parteciperà all’iniziativa e  il sindaco Ivana Gaveglio commenta: “A causa dell’emergenza epidemiologica quest’anno non è stato possibile organizzare un evento a marzo in occasione della Giornata contro le mafie; mi pare ancora più doveroso e significativo aderire a questa proposta della Fondazione Giovanni Falcone per ricordare il messaggio di impegno e di speranza che il magistrato e chi come lui si è prodigato nella lotta contro le mafie ci hanno lasciato”.




LA STRAGE DI CAPACI Il 23 Maggio 1992, Giovanni e la moglie Francesca, di ritorno da Roma, atterrano a Palermo con un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall’aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40. Tre auto, una Croma marrone, una bianca e una azzurra li aspettano. È la scorta di Giovanni, la squadra affiatatissima che ha il compito di sorvegliarlo dopo il fallito attentato del 1989 dell’Addaura. Ma poco dopo aver imboccato l’autostrada che congiunge l’aeroporto alla città, all’altezza dello svincolo di Capaci, una terrificante esplosione (500 kg di tritolo) disintegra il corteo di auto e uccide Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. La fine di Giovanni Falcone potrebbe essere letta come una sconfitta dei giusti e dello Stato, come la fine di una speranza, ma in realtà la sua morte ha rappresentato l’inizio di una vera rinascita della società civile, che ha spinto le istituzioni statali a sferrare nei confronti della mafia un attacco tale da ridurre quasi al tappeto Cosa nostra. Tutti i più grandi latitanti, tranne Matteo Messina Denaro, sono in prigione e l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine non conosce soste. È importante, però, che l’azione non si fermi. Qualsiasi indecisione o allentamento della tensione giova a Cosa nostra. Per questo è fondamentale l’impegno delle istituzioni e, soprattutto, la vigilanza della società civile. Spetta a tutti noi, ai giovani, che saranno i protagonisti del domani, mantenere alto l’esempio lasciato da Giovanni Falcone e fare propria la lezione di legalità, di professionalità e di amore per lo Stato che il magistrato ci ha lasciato (www.fondazionefalcone.it).

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