PENSIERI DI CITTADINANZA IN LIBERTA’ a cura di Patrizia Veglione – “Truffe legalizzate” 1 di Marcello Piazza: una riflessione sociologica e antropologica

pensieri

Inauguriamo sull’edizione quotidiana on line del nostro giornale uno spazio dedicato a “Pensieri di cittadinanza in libertà”, a cura di Patrizia Veglione. Questa novità si propone come una rubrica settimanale/quindicinale nella quale ospitiamo le riflessioni e gli scritti dei nostri affezionati lettori che vogliano esprimere un loro pensiero o parere sulla situazione attuale e sulla trasformazione alla quale sono chiamate la nostra società e le comunità locali dopo il periodo dell’emergenza sanitaria che ha reso complessa la vita di tutti. In un momento storico in cui si avverte l’esigenza di elaborare una visione differente delle nostre esistenze e relazioni è importante il contributo di tutti.

Ai cittadini vogliamo affidare il compito di essere protagonisti e suggerire argomenti di riflessione e dibattito che, partendo dal nostro giornale, possano echeggiare anche nei luoghi istituzionali, nel confronto quotidiano delle chiacchierate informali, negli spazi dedicati alla cultura, nelle aule scolastiche. I vostri scritti saranno pubblicati con un’unica pubblicazione o a più puntate. Vi invitiamo a mandarci i vostri elaborati (massimo 5 cartelle, 1800 battute a cartella) all’indirizzo di posta elettronica redazione@ierioggidomani.it.

Per questa prima uscita iIeri Oggi Domani accoglie la prima puntata di uno scritto inviatoci da un nostro lettore: Marcello Piazza, consulente giuridico, che nel suo testo “Truffe legalizzate” affronta una riflessione sociologica e antropologica sulle insidie del mondo del lavoro, sulle incertezze cui vanno incontro soprattutto le giovani generazioni, sulla necessità di elaborare un nuovo paradigma sociale e culturale.

TRUFFE  LEGALIZZATE – Una riflessione sociologica e antropologica sul presente e sul destino della società globalizzata

di Marcello Piazza

Parte 1




L’offerta lavorativa e la sua maschera
Ha inizio il lungo itinerario di un giovane nel nebuloso pianeta degli annunci di lavoro, che promettono una carriera brillante, ma in realtà offrono solo corsi a pagamento.
Inserzioni che mistificano intenzionalmente e ripetutamente il lessico, al solo scopo di eludere speranze e giuste aspettative professionali.
I termini consulente, funzionario, rappresentante diventano sinonimi. Una prodigiosa alchimia converte lo stipendio promesso in provvigioni, dando origine alle cosiddette “truffe legalizzate”.
Le sedicenti aziende, sottoponendo il giovane disoccupato ad innumerevoli colloqui, impersonano una sera professionalità del nulla.
Elementi fondamentali della strategia aziendale sono i funzionari, addetti alla selezione del personale. Essi assumono un ruolo determinante, decisivo nel dar vita all’iter che plasmerà ed inserirà nel tessuto sociale la truffa, mutandolo in consuetudine, e conferendole una nuova immagine informatizzata. Il colloquio viene suddiviso in fasi.

Il colloquio
Al candidato non viene rilasciato alcun ragguaglio sulle peculiarità dell’attività professionale. Nella fase preliminare al giovane, previo appuntamento, viene consegnato un modulo da compilare con le sue generalità, nel quale dovrà rispondere a domande del tipo: “Ti reputi una persona estroversa? Cordiale? Ti ritieni dotato di carisma? Preferisci lavorare con uomini o donne? Di che segno sei? (La conoscenza dell’astrologia è fondamentale, in quanto consente di sopperire all’esperienza e competenza in determinati settori professionali). Ami il successo? I quesiti vengono
spacciati per test attitudinali con valenza scientifica, soprattutto nel momento in cui ti viene richiesta la tua attuale dichiarazione dei redditi.
L’ultima domanda denota la serietà scientifica del test: “Quanto vuoi guadagnare?”.
Non ci sono limiti alle tue aspettative economiche. L’importante è avere carisma ed entusiasmo. Entusiasmo e oltranza (cioè imbecillità). Non viene richiesta alcuna competenza. Il tuo curriculum è un optional.
Tutto è relativo: puoi guadagnare tanto e subito. Il candidato viene considerato esclusivamente una potenziale fonte di denaro; quindi, tutti è riducibile a pura formula monetaria.
La ricchezza culturale ed intellettiva è irrilevante, anzi provoca una profonda idiosincrasia.
L’intelletto, la ragione, devono tacere, ed è tassativamente proibito porre domande.
Bisogna accettare tutto passivamente, in quanto non è consentito avere dubbi.
In caso contrario vieni considerato una persona negativa, e quindi da emarginare.
Lo stipendio promesso sussiste nel nulla.
Il giovane disoccupato viene così raggirato ed illuso promettendogli un facile e rapido successo professionale.
Il lavoro diventa un divertimento, una fonte inesauribile di soldi, che cambieranno in pochi mesi, addirittura in pochi giorni la tua vita. Il denaro concepito e venerato come valore assoluto. La strategia, la tecnica ruotano attorno all’inganno.
Questi signori funzionari lavorano su gente in difficoltà, approfittando della profonda e devastante disperazione di chi cerca lavoro. Gli antichi dicevano: “Homines credunt quod cupiunt”. Gli uomini credono a quello che desiderano.
Il giovane disoccupato può offrire come contropartita soltanto l’impegno, la serietà e la sua volontà: valori poco appetibili nella società attuale, cha ha fatto suo il proverbio “il fine giustifica i mezzi”.
Il giovane agisce da solo e talvolta, pur rendendosi conto del paradosso di certe situazioni, le accetta ugualmente, nella speranza che la sua vita da un giorno all’altro possa perdere quella perniciosa staticità, la quale arreca profonde umiliazioni e devastanti conflitti interiori.




Illusoria formazione
L’adesione del candidato allo stage è importante, in quanto permette la realizzazione con ottime probabilità di successo della truffa. Il futuro professionista, intenzionato a partecipare al cosiddetto “corso di preparazione”, è tenuto a versare anticipatamente senza ricevuta una cifra che si aggira attorno ai 500 euro.
Per lo svolgimento del corso verrà prescelta una località piuttosto distante da quella del candidato, obbligandolo a pernottare in albergo (tre stelle) imposto e selezionato dalla ditta organizzatrice dello stage.
Il corso ha la durata di tre giorni.
Le spese, naturalmente, sono a carico del futuro professionista.
In realtà, questi “corsi di preparazione”, rappresentano la vera ed unica risorsa economica della ditta.
I funzionari, organizzatori dello stage, ostentano uno sfacciato atteggiamento.
Caratterizzato dalla certezza dell’impunità delle proprie azioni illegali.
Tale comportamento contrasta nettamente con quello dei candidati animati dalla speranza di aver trovato le persone giuste, capaci di dare una seria risposta alle proprie esigenze, alleviandoli da quel costante stato di necessità che, prolungato nel tempo, può provocare gravi alterazioni psicologiche.
Il giovane ha una sola certezza: la solitudine. Gli vengono a mancare precisi punti di riferimento.
Desidera disperatamente una vita normale, che gli consenta di realizzare le proprie reali potenzialità. Nei giorni dello stage viene espresso soltanto un concentrato di miseria umana, di piccoli uomini che sfruttano e traggono dalle disgrazie altrui le proprie fortune, consapevoli che nessuno potrà mai perseguirli.
Il vero dramma che sta alla base di questi raggiri è la mancanza della sanzione, della punibilità.
Molti giovani vengono materialmente e psicologicamente distrutti, perdendo quelle poche certezze che hanno tentato faticosamente di conservare.

I risvolti subdoli delle promesse
La figura del funzionario viene assunta al solo scopo di irretire, inserendo nel meccanismo truffaldino il maggior numero di persone. Per i futuri dipendenti vengono predisposti viaggi all’estero, in località rinomate, attribuendo ad essi carattere filantropico.
Tali spedizioni, infatti, sarebbero motivare da un sentimento profondo per l’umanità, destinato a promuovere il benessere e la felicità altrui. Il problema serio è che manca un pensiero che pensa a sé stesso.
Vale a dire che manca una cultura che dia un orientamento. Ormai è subentrata una patologica concezione di diritto alla felicità a tutti i costi e ciò crea frustrazione, esasperazione, profondo disagio sociale con conseguente appiattimento del pensiero.
La Costituzione americana enuncia il diritto alla ricerca della felicità.
Le spese del viaggio verso la speranza, naturalmente, sono a carico del giovane ancora potenzialmente disoccupato, che potrà dilazionare il pagamento, sottoscrivendo una serie di cambiali, acquisendo così la qualifica di debitore. A questo punto si verifica una repentina trasformazione dell’originaria azienda che assume impropriamente la qualifica di una finanziaria che imposterà nei confronti dei malcapitati metodi illegittimi e che ben presto si presteranno alla configurazione del reato di usura. Tutto ciò avviene nella totale indifferenza di una società che si reputa civile.

Macello Piazza“Truffe legalizzate” 1 – continua

 

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