Prestazione occasionale o obbligo di partita Iva? IL COMMERCIALISTA RISPONDE – Rubrica su temi fiscali a cura di Davide Nicco

“Per svolgere una piccola prestazione con la quale incasso un po’ di denaro, devo sempre aprire una partita Iva per essere in regola?”
DICEMBRE 2021 – RUBRICA SU TEMI FISCALI A CURA DI DAVIDE NICCO studio@niccodavide,it

Inizio la mia collaborazione con Ieri Oggi Domani con questa rubrica su temi fiscali.Per ovvie ragioni divulgative cercherò di trattare argomenti di interesse comune utilizzando una esposizione semplice, anche a discapito dei tecnicismi e dei tanti casi particolari della normativa, e di questo mi scuso anticipatamente con i più esperti del settore.
Oggi affronto un quesito che nella mia pratica professionale mi viene posto spesso:“Per svolgere una piccola prestazione con la quale incasso un po’ di denaro, devo sempre aprire una partita Iva per essere in regola?”; la risposta è:“Dipende”.
In teoria dipende dalle modalità di svolgimento dell’attività, ma in pratica dipende anche dall’importo che si percepisce. La norma fiscale prevede cheoccorre avere la partita Iva ogni volta che si svolge una attività con modalità “abituale, ancorché non esclusiva”,dove per abitualità “deve intendersi un normale e costante indirizzo dell’attività del soggetto che viene attuato in modo continuativo”. Quando siano assenti questi principi di abitualità, di normalità e di continuità dello svolgimento dell’attività svolta,si ricade nella “prestazione occasionale”, che al contrario è la prestazione priva di questi requisiti. Nella norma “teorica” sono quindi elencate le condizioni di svolgimento dell’attività per dover avere una partita iva, ma non è indicato un corrispettivo minimo al di sotto del quale ciò non è obbligatorio. Quindi, paradossalmente, una casalinga che, per una media di 10 euro settimanali, effettua piccole riparazioni sartoriali, dovrebbe avere una partita Iva, poiché svolge una attività con carattere di “abitualità e continuità”. Partita Iva la cui gestione costerebbe però più dei pochi euro guadagnati. Nella pratica ciò non avviene.Alla teoria si affianca infatti un principio di pratico buon senso, per il quale se l’importo della prestazione risulta molto molto modestocome nell’esempio fatto sopra, non viene contestata la mancata apertura di una partita Iva.
Dato che stiamo affidandoci alla pratica e non alla mera teoria, non esiste come detto una norma che indichi esplicitamente l’importo della prestazione necessario, a livello pratico, per dover prendere una partita Iva. È però prassi tenere in considerazione come limite massimo l’importo previsto per l’esenzione Inps delle prestazioni occasionali,importo pari a 5 mila euro annuali.Sottolineando, ancora una volta, che questo non è esplicitamente previsto dalla teoria fiscale, nella praticaè però prassi comune aprire la partita Iva per le prestazioni continuative per le quali si ottengono corrispettivi annuali superiori ai 5.000 euro,mentre si emettono ricevute per prestazioni occasionali (anche detto “fare la ritenuta”) per gli importi inferiori. Questa prassi risponde a criteri di buon senso e può quindi essere tenuta in considerazione nella pratica come punto di riferimento per l’apertura o meno di una partita Iva per piccole prestazioni occasionali.














