L’orrore della guerra, nei ricordi e nel presente – I NOSTRI LETTORI CI SCRIVONO

guerra

Ciao, cuccioli

Vi ho lasciati [lettera pubblicata anche sul numero di marzo di Ieri Oggi Domani versione stampa] con l’augurio che “tutto finisca presto” ma ora è doverosa una precisazione: il “tutto” si riferiva ovviamente alla pandemia, eravamo però a fine gennaio-inizio febbraio e, per motivi di tempi, la pubblicazione è slittata a marzo e, nel frattempo, il mondo è precipitato in ben altra tragedia.

L’Ucraina non è poi così lontana ed i mezzi attuali di informazione ci hanno portato in casa lo strazio di quel popolo: città bombardate, esplosioni, macerie, donne e bambini in fuga, uomini “validi” che li accompagnano e poi tornano a combattere per la libertà del loro Paese… famiglie divise e morti, tanti, troppi… la guerra si combatte e fa vittime su tutti i fronti.

Non c’è confronto, ma il suono lugubre delle sirene e le immagini di devastazione hanno ridestato ricordi remoti, sepolti in angoli reconditi della memoria del tempo in cui ero bambina. Le immagini di Torino con le case-scheletro, viste subito dopo la guerra quando andavo in visita con la nonna ai parenti che abitavano nella zona di Barriera Nizza. Quelle della nonna che era scesa in cortile a prendere la legna per il potagé proprio quando suona l’allarme e non fa più in tempo a salire in casa e si nasconde dietro i fasci di canapa ritirati per poterli “destijé” (separare il tiglio – fibra tessile – dallo stelo). Mamma che stringe me e mio fratello a sé, ai suoi lati, e stiamo fermi, quasi senza respirare, su un gradino nel vano della porta che univa la cucina alla camera da letto, pensando che il muro maestro fosse una protezione. Anche a guerra finita, ma non ne capivamo appieno il significato, quando sentivamo avvicinarsi un aereo, senza parlare, andavamo di corsa in cantina, il nostro rifugio, con volta a botte che nonno Pietro, scrupoloso muratore, aveva provveduto a puntellare per maggior sicurezza.

Sono passati tantissimi anni, a quei momenti non avevo più pensato ma adesso sono tutti affiorati (Mamma diceva che piangevo quando vedevo papà,” richiamato”, in divisa:  per me non era lui, non lo riconoscevo).

Ecco perché il pensiero corre a quei bimbi, ai loro occhi sbarrati, ai loro visi che portano i segni dello spavento, a quanto rimarrà in loro di questo orrore.

Un solo appello: La guerra deve essere fermata. Basta armi!

Marilena Cavallero




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