SPORT E ATLETI DEL TERRITORIO – Le nostre interviste – Atletica leggera: Diego Taruffi

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SPORT E ATLETI DEL TERRITORIO – Le nostre interviste

a cura di Alessio Pacconi

Atletica leggera: Diego Taruffi

Il nostro percorso attraverso le discipline sportive praticate intorno a noi prosegue e, questa volta, ci addentriamo nell’atletica leggera con l’intervista a Diego Taruffi, un giovane velocista nato a Moncalieri nel 2003.

L’atletica leggera è uno degli sport più antichi al mondo, infatti già i greci, in occasioni particolari, erano soliti festeggiare organizzando numerose prove sportive.  Molte di queste  oggi rientrano appunto nell’insieme chiamato comunemente atletica; vengono di solito praticate in stadi, e si suddividono in prove di corsa in cui rientrano i 100 metri, 200 metri, la staffetta etc. e prove di lancio e salto come lancio del peso e salto in lungo.

Come hai cominciato a praticare questo sport? Ne hai provati altri prima?

Il primo sport che ho praticato è stato il softball, l’ho praticato per i primi anni delle elementari ma ho deciso di abbandonarlo quando un mio amico durante un allenamento si è infortunato, lasciandomi così un brutto ricordo di questo sport. L’atletica l’ho scelta subito dopo anche perché  l’associazione di Carignano risultava vicino a casa; per i primi anni quello che ci facevano fare erano soprattutto dei giochi ricreativi come per esempio palla avvelenata, solo quando ho iniziato le medie gli allenamenti sono diventati davvero tali.

diego taruffi

Quante volte ti alleni a settimana?

In totale faccio cinque o sei allenamenti alla settimana, tre volte con la società dove svolgo esercizi più specifici  e altri due  giorni in cui invece mi alleno per conto mio dedicandomi a  sessioni di corsa classica  più lunga, mirate a far abituare il mio corpo a correre lunghe distanze, aumentando la capacità polmonare.

Come riesci a conciliare lo sport con lo studio?

Non ho mai avuto problemi a fare tutte e due le cose, la scuola che frequento non la trovo troppo impegnativa e non mi è mai successo di dover dedicare più di due ore al giorno allo studio.

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Ti è mai capitato di pensare di voler mollare questo sport?

No, anzi,  penso che se anche dovessi smettere,  smetterei solamente di fare gare. Correre, infatti, è una cosa che mi fa stare bene quindi continuerei comunque a farmi le mie corsette per i campi, anche solo per tenermi in forma.

C’è una gara che ti è rimasta maggiormente nel cuore?

La gara che più mi ha reso orgoglioso è stata quella che ho fatto in prima media. Era una corsa sui 400 metri; nonostante io faccia fatica, in genere, a distribuire le energie dosandole bene  nel corso dell’intera gara, in quel caso mi è venuto particolarmente bene. Infatti negli ultimi 100 metri di tracciato sono riuscito a superare parecchie persone,  dando fondo alle ultime energie rimaste eriuscendo a posizionarmi secondo.

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C’è una gara invece, che vorresti dimenticare?

Probabilmente quella che vorrei dimenticare è una delle mie primissime gare, quando ci assegnavano  delle prove miste in cui tutti facevano tutto. Essendo ancora piccoli, al posto del lancio del peso ci facevano lanciare il vortex, una sorta di peso molto più leggero: quando è arrivato il mio turno e ho lanciato, inavvertitamente ho colpito in testa una mia compagna, con i conseguenti inevitabili rimproveri dei miei maestri.

Quale aspetto ti piace di più di questo sport e quale meno?

L’aspetto che mi piace di meno sono gli allenamenti, infatti non essendoci altre persone della mia età nell’associazione mi ritrovo sempre a correre da solo; per questo ogni volta che posso mi porto sempre qualche amico in bicicletta a farmi compagnia.  Quello che mi piace di più, invece, è la sensazione che provo dopo aver finito qualsiasi corsa, mi fa stare bene e mi dà soddisfazione.

Hai degli idoli?

Si, si chiama Eliud Kipckhoge ed è un maratoneta keniota detentore di tre medaglie olimpiche. Di lui  ammiro soprattutto l’umiltà; infatti, nonostante sia un campione nel suo ambito e quindi abbia disponibilità economiche non indifferenti, continua a vivere nella sua fattoria in Kenya, praticando uno stile di vita semplice, lontano  dai lussi che in genere gli atleti del suo livello ostentano.

Quale pensi sia un tuo punto di forza e in  quale invece devi ancora migliorare?

Rispetto ai miei compagni di disciplina quello che mi viene meglio penso sia la partenza. Il mio punto debole invece è la resistenza, infatti molte volte è capitato che al momento di aumentare il passo mi ritrovassi senza energie, compromettendo il risultato della gara.




E’ complicato stringere amicizie in questo sport?

Dipende, se si parla di amicizie all’interno della propria società la cosa è agevolata dal fatto che ci si vede spessissimo per via degli allenamenti. Quando invece si  parla di amicizie fuori dalla propria società la cosa diventa più complicata, soprattutto perché ci si basa moltissimo sui tempi ottenuti in gara; più sei bravo più attiri gente, eccezioni possono capitare durante i ritiri in cui più atleti di diverse società hanno la possibilità di conoscersi meglio durante tutto il periodo di allenamento, facendo prevalere il fattore umano su quello agonistico.

Quali sono i tuoi piani per il futuro?

In tutta sincerità non lo so ancora, mi è difficile pensare ad un me stesso futuro che continuerà ad allenarsi duramente come oggi. Però la vita regala sempre sorprese, quindi si vedrà.

Alessio Pacconi

L’INTERVISTA PRECEDENTE: Equitazione – Francesco Grosso




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