A GARDEN OF MY OWN, Emanuela Bernascone – Canto o son desta

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emanuela bernascone

Mi hanno preso per pazza; dapprima pensavano che scherzassi poi, quando hanno capito che avevo intenzioni molto serie, si sono fatti tutti delle grasse risate. Non capisco perché, manco fosse vietato decidere diimparare a cantarea quasi 57 anni!

Una vita a sentirmi dire che sonostonata, a fare il lip sync a ogni festa di compleanno, per non rovinare il video dello spegnimento candeline con la mia voce, viaggi e viaggi in macchina cercando di contenere il mio estro canoro sino a quando ho deciso che ne avevo abbastanza e, per una strana coincidenza, proprio in quel momento ho incontrato
quelmeraviglioso polo culturaleche sonoLe Rosine, grazie alla presentazione di un libro nel loro curatissimogiardino! Conoscevo l’istituto delle Rosinedi Torino per la sua secolare attività fondata sull’aiuto e la generosità, conoscevoRosa Govonee il suo operato e come l’Istituto avesse continuato, negli anni, nel suo proposito di aiutare le giovani donne sole.

Adesso tutte le attività sociali, tra le quali ilPunto di ascoltoper le donne in difficoltà, ilCerchio delle mamme e laMusicoterapiaper i bimbi audiolesi, sono sovvenzionate dalle mille – cioè non sono mille ma veramente tante ed eterogenee –attivitàche ilPolo artistico e culturale(www.lerosine.it) propone. Ci sonocorsi,brevi e lunghi,seminarieworkshop;ce n’è veramente per tutti i gusti: corsi di calligrafia, fotografia, song writing, disegno manga, cake design per adulti o per bambini, ritratto realistico con grafite, disegno con inchiostro a china, street art, doodle art, pittura acrilica su legno, pastello secco, pittura a olio, acrilico e acquarello, cucito, uncinetto, conversazione in inglese francese tedesco e russo (non tutte insieme!), recitazione, dizione, contabilità e poi workshop di difesa personale, rilassamento sonoro, public speaking, criminologia, il linguaggio di cani e gatti…

Giuro potrei entrare alle Rosine e non uscire per un anno, occupata a frequentare tutti icorsi proposti. Ma io, temeraria, ho scelto di farelezioni private di cantocosì ho avuto la fortuna di incontrare, e avere per un’ora tutta per me,Silvia Spizzo, laureata in canto lirico e docente esterna all’Accademia Mod.A.I.

Sì mi rendo conto che la mia maestra è un po’ troppo qualificata per le mie esigenze ma io ho un grandissimo margine di miglioramento, conto di darle grandi soddisfazioni. Ieri, alla mia prima lezione, mi sono prima presentata nel magnifico giardino di cui sopra, l’unica parte del Centro che avevo conosciuto, ma poi ho capito che i corsi si tengono sull’altro lato dell’edifico, quello coningresso in via delle Rosine 11.Tutto subito ci sono rimasta
male, invece di stare nel verde ho dovuto scendere una rampa di scale e entrare nelle aule nel primo piano interrato, ma devo dire che la differenza di temperatura con l’esterno mi ha convinto che ci potevo tranquillamente restare.

La lezione è iniziata con la maestra Spizzo che, sulla tastiera, suonava delle note di cui io dovevo riprodurre latonalità;all’inizio ero molto imbarazzata, soprattutto perché consapevole che nella stanza accanto, dove si teneva il laboratorio di pittura, sicuramente tutti potevano “godere” dei miei gorgheggi. Ma poi, piano piano, e con il suo aiuto, mi sono rilassata e sono persino riuscita ad azzeccare qualche nota. Alla fine pare che io non sia neanche troppo stonata, anche se ho decisamente qualche problema nell’utilizzo dellecorde vocali, nellapostura,nell’apertura della boccaeccetera. Dopo quasi cinquanta minuti di esercizi di questo tipo finalmente la maestra mi ha chiesto cosa volessi cantare. Boh, non saprei… mi è venuto in mente tanti auguri a te ma temevo si offendesse così ho
lasciato che fosse lei a consigliarmi. Mi ha detto che le ispiromusica francese, quindi abbiamo trovato insieme un pezzo che amo molto e che non canto nemmeno nella doccia e ci eserciteremo su quello. Sotto sua insistenza l’ho cantato una prima volta e la cara Spizzo non è scappata e non si è messa a piangere, quindi credo di aver superato la prima prova.

Ora non vedo l’ora che siano passate due settimane per fare la miaseconda lezione, nel frattempo allungo il collo e cerco di rilassare la lingua, oltre a studiarmi le parole della canzone, metà in inglese e metà in francese, tanto per complicarmi il compito. Prometto update circostanziati e, chissà, magari anche una piccola registrazione!

A garden of my own, sedicesima puntata: Canto o son desta.

Le puntate precedenti: aprile 2024Yayoi Kusama è infinita presente;marzo 2024Non perdetevi per nulla al mondo la Biennale della Fotografia Femminile di Mantova; settembre 2023Con la luce e con l’ombra, con il caldo e con la neve: Copenaghen è sempre una buona idea; agosto 2023Ugo Mulas a Le Stanze della fotografia, sull’Isola di San Giorgio; maggio 2023Lo spettatore ha diritto di dormire, sognare, forse…;marzo 2023L’olandesina in cittàfebbraio 2023JR, i Bagni Pubblici di via Agliè e il senso dell’arte pubblica:entrare in connessione con chi ti è accanto;gennaio 2023La New York di Edward Hopper al Whitney Museum, uno sguardo orizzontale sulla città dei grattacieli; novembre 2022Andy Warhol icona pop a Padova, sorpresa nella sorpresa;ottobre 2022Sarà una settimana Torinissima; settembre 2022Superficie di Olivier Norek, un libro che ti strega;agosto 2022Greta e le Gallerie d’Italia a Torino; luglio 2022Simon Hantaïalla Fondation Louis Vuitton a Parigi; giugno 2022Diplomatija astuta;novembre 2022Andy Warhol icona pop a Padova, sorpresa nella sorpresa.

A garden of my own.Ho pensato a lungo a come intitolare la mia rubrica su Ieri Oggi Domani. e alla fine la descrizione che mi è parsa più pertinente èA garden of my own; non dovrei spiegarlo, perché è così che si fa, lasciando al lettore la curiosità e il divertimento di immaginare la causa recondita e anche la soddisfazione nel pensare di aver indovinato la motivazione. Ma io sono malata di comunicazione, nel senso che amo comunicare e ho bisogno che il messaggio arrivi forte e chiaro, senza incomprensioni; quindi eccomi qui a illustrare la mia scelta: è palese il riferimento a“A room of own’s own”, di Virginia Woolf,però io ho deciso di uscire dalla stanza per entrare in un giardino, il mio giardino. Uscire allo scoperto quasi, in un luogo tutto mio dove ospitare le passioni che mi animano; quindi qui seduti sull’erba parleremo di arte -naturalmente- e di libri, serie televisive e viaggi, ma anche di tutto ciò che attira, per un motivo o per l’altro, la mia attenzione. Comincio io a raccontare, in attesa di ricevere da qualche lettrice o lettore suggerimenti di argomenti che le o gli stanno particolarmente a cuore, perché in questo mio giardino c’è posto per tutti e niente mi riempie di gioia come ospitare gli amici in casa mia!

emanuela bernasconeTorinese, Emanuela Bernascone negli ultimi 30 anni ha lavorato nella comunicazione culturale, viaggiato molto con la numerosa famiglia e a settembre 2022 è uscito il suo primo romanzo, frutto, ça va sans dire, di un viaggio:“Malta bastarda”. A maggio 2025 è stato pubblicato“Brioches a colazione”

 

 

 

 

 

 

 

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