Genealogia di un nome dal 28 maggio al 27 settembre – I Logogrifi di Ezio Gribaudo dalla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia del 1966

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ezio gribaudo

Dal 28 maggio al 27 settembre l’Archivio Gribaudo(via Biamonti 15/B, Torino –www.eziogribaudo.com) ospitaGENEALOGIA DI UN NOME, parte della ricerca in corso sulla natura vivente dell’archivio a cura diLilou Vidal. Il progetto rientra inINSERTO,il programma avviato nel 2024 curato dall’Archivio Gribaudo che esplora il dialogo discorsivo e visivo tra l’eredità diEzio Gribaudoe artisti, scrittori, poeti, editori e grafici contemporanei.

Concepito sia come mostra che come progetto di ricerca,Genealogia di un nomedà origine a un unico catal

ezio gribaudoogo serigrafato, sotto forma di T-shirt progettate dal graphic designer ed editoreStuartBertolotti-Bailey.

Sessant’anni fa, Ezio Gribaudo fu invitato a esporre il suo lavoro alla33 Biennale Internazionale d’Arte di Venezia(1966); controcorrente rispetto alle distinzioni disciplinari istituzionali, l’autore faceva già convergere pratica artistica e attività editoriale, unendo sperimentazione formale e cultura tipografica per elaborare un linguaggio visivo radicalmente inedito.

Nel rigore della pagina bianca, nacquero quelli che successivamente Gribaudo denominòLogogrifi, immagini derivate dacliché tipograficiriappropriati o trasformati – forme, lettere e ornamenti – impressi a secco nella morbidezza della carta buvard, aprendo la strada a una nuova esperienza dello sguardo. Le opere, presentate nel 1966 alla Biennale, sfidano il visitatore in un’esperienza in cui l’oggetto famigliare diventa estraneo a sé stesso, acquisendo una nuova vita e funzionalità. Le incisioni bianche sul bianco richiedono la complicità della luce e dell’ombra per essere pienamente percepite, un aspetto che Carlo Scarpa, incaricato dell’allestimento del Padiglione Centrale dei Giardini, colse a pieno.

Poco dopo la Biennale, Gribaudo adottò il termineLogogrifo, che definì così nei suoi appunti: “Dal greco “logos” (discorso) e “grifo” (rete da pesca), dicesi di ogni discorso enigmatico, non facilmente comprensibile, intricato: è più particolarmente una sorte di indovinello formato con versi, che costituiscono altrettanti enigmi da indovinare, e dai quali, quando indovinati, devono trarsi lettere e parole per formare la soluzione dell’enigma principale”.

Questa definizione emblematica non compare ancora nell’elenco delle tredici opere inviate alla Biennale di Venezia. In quel momento l’artista stava ancora cercando di definire il proprio lavoro, tentando di comprendere il senso di queste forme senza colore.

Recentemente è stato ritrovato uncatalogoincompleto delle opere presentate nel 1966 con un glossario dei loro tredici titoli che sono stati utilizzati per la produzione di t-shirt che costituiscono il catalogo della mostra.

I titoli bianchi sul bianco della maglietta mettono alla prova la leggibilità e sono composti nel carattere Bodoni, disegnato dal tipografo GiambattistaBodoni,il cuiManuale Tipograficodel 1818 ha profondamente influenzato il lavoro di Gribaudo. Questo glossario disegna una costellazione di termini provenienti dalla storia della tipografia, della bibliografia e delle pratiche sperimentali.

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Venezia, galleria di Tommaso Calabro Forma e controforma

L’intera operazione di Genealogia di un nome è la dimostrazione di quanto un archivio non sia mai statico, ma in continua evoluzione. Una pratica che sarebbe sicuramente piaciuta a Ezio Gribaudo, geniale e attivo sino all’ultimo dei suoi giorni e ancora oggi, a quattro anni dalla sua scomparsa, sempre presente con le sue opere senza tempo. Solo nell’ultimo mese si è potuto ammirare le sue creazioni aVenezia, nella galleria di Tommaso CalabroFormae controformasino al 6 giugno, aMilanopressoCasa MB,conD come dinosauri,aParigisino al 6 giugno conEzio Gribaudo, Homo Ludenspresso la galleriaSans titree infine con la personale appena terminata negli aulici spazi dellaVilla della Reginaa TorinoMeraviglia. Viaggio nell’arte di Ezio Gribaudo. Mostre che ci ricordano quanto Torino avverta fortemente la mancanza di un artista così poliedrico e generoso.

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Ezio Gribaudo, Homo Ludens presso la galleria Sans titre a Parigi

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Casa MB, a Milano, D come dinosauri

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Villa della Regina a Torino Meraviglia. Viaggio nell’arte di Ezio Gribaudo

Emanuela Bernascone

 




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