Il Museo Accorsi-Ometto non si ferma mai e punta su nuove acquisizioni e il rinnovamento della propria immagine

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museo accorsi-ometto

LaFondazione Accorsi-Omettonon si erma mai e, in vista dei festeggiamenti per il trentennale delMuseo di Arti Decorative(via Po 55, Torino –fondazioneaccorsi-ometto.t), che avverranno a cavallo tra il 2029 e il 2030, sta cercando di cambiare pelle: da una parte puntando sullenuove acquisizioni;dall’altra rinnovando la propria immagine.

È da alcuni anni che la Fondazione  sta ampliando la propriacollezione permanente,con l’acquisizione di oggetti che vanno dal XV secolo a inizio Novecento.

Dopo le duecoppe in maiolicadi ambito faentino (una con soggetto erotico del 1510-1520, l’altra con Santa Margherita da Cortona del 1535) e ilcofanettocon scene di giochi tra cavalieri di bottega dell’Italia nord-orientale (1530-1540 circa), la Fondazione Accorsi-Ometto ha recentemente acquistato unaNativitàdel 1500 circa di un pittore vercellese, forse facente parte della famiglia degli Oldoni. L’importanza di questa opera sta nel fatto che una volta tanto, grazie a una mostra, si è riusciti a individuare, in ambito antiquariale, un’opera che rischiava di essere venduta e di finire all’estero. Gli studi sulla famiglia Oldoni, intrapresi durante la mostra su Giovanni Antonio Bazzi, hanno permesso poi di identificare l’ambito territoriale in cui è stata realizzata l’opera: prima la si dava per centro Italia, adesso è stata correttamente ricollocata in Piemonte.

Il trittico con la Crocifissione e Santi,della Bottega degli Embriachi, risalente al 1390-1400, è uno splendido esempio di opera tardo medievale, periodo finora poco rappresentato nella collezione museale.

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Letazzecon le prove del colore blu dellamanifattura Ginori, a Doccia, del 1740-1745, costituiscono un esempio rarissimo degli inizi della manifattura e sono pezzi unici, inesistenti in altri musei al mondo, eccetto quelli conservati al Museo Ginori di Sesto Fiorentino; anche la tazzina traforata sempre Ginori, dello stesso periodo, rappresenta un unicum, in quanto unico esempio conosciuto di tazzina in porcellana bianca traforata, derivante probabilmente da un prototipo viennese che a sua volta riprende un originale estremo-orientale e di Meissen.

Infine, assai curiosi sono i duevasi in vetrocon coperchio che servivano per contenere i diversi campioni di terre utilizzati dalla manifattura Ginori nella produzione delle sue porcellane.

Di tutt’altro interesse sono invece i quattro bozzetti diFrancesco Gonin,modelli preparatori per gli affreschi che il pittore realizzò, nel 1847, all’interno della Sala delle Guardie del Corpo di Palazzo Reale di Torino, e il Ritratto della madre di Carlo Levi del 1930.

Il direttoreLuca Manadichiara: “Siamo particolarmente felici di presentare le ultime acquisizioni, l’innovativa web app che consentirà di visitare il Museo in 63 lingue diverse e di annunciare il progetto del Complesso di Sant’Antonio. Si tratta del primo passo di un percorso che, da qui al 2030, ci porterà a festeggiare il trentennale dell’apertura del Museo. La Fondazione Accorsi- Ometto del futuro sarà nuova e dinamica: non un tempio accessibile a pochi, ma un foro, all’interno del quale si potrà parlare e confrontarsi, sull’esempio delle grandi piazze rinascimentali italiane”.

Il Museo Accorsi-Ometto ha avviato una collaborazione conReveel,una startup finlandese, per offrire una migliore esperienza di visita. Utilizzata da centinaia di destinazioni ed attrazioni in tutta Europa, questa startup permette di leggere e di ascoltare tutte le informazioni riguardanti le collezioni del Museo e delle mostre temporanee in 63 lingue.

Infine l’ambizioso progetto delComplesso di Sant’Antonio, attraverso importanti lavori di restauro, coinvolgerà il Museo e tutto il complesso dellachiesa di Sant’Antonio. Sempre il Direttore: “Dove oggi si trova la Fondazione Accorsi-Ometto, in passato vi era il complesso di Sant’Antonio Abate: un insieme di edifici sorto all’inizio del XVII secolo per accogliere i viandanti che giungevano in città da est. Oggi il nostro proposito è quello di recuperare quanto resta del monastero e di ridare forma al complesso, nell’ottica di rifarne un varco di accesso alla città, non più medico-sanitario, ma culturale: una vetrina attraverso la quale raccontare le eccellenze del territorio locale,nazionale e, perché no, internazionale”.

 

 




Le nuove acquisizioni saranno visibili all’interno del percorso museale con il normale biglietto d’ingresso.

Apertura:

Martedì, mercoledì e venerdì 10-18 │ Giovedì 10-20

Sabato, domenica e festivi 10-19

La biglietteria chiude mezz’ora prima. Lunedì chiuso

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