BIENNALE ARTE VENEZIA 2026 – “Con te con tutto” al Padiglione Italia – Chiara Camoni propone un diverso modo di stare al mondo

Con te con tutto di Chiara Camoni anima, fino al 22 novembre, gli spazi del Padiglione Italia all’Arsenale alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura . A cura di Cecilia Canziani, la mostra è una chiamata a raduno, un invito a costruire un diverso modo di stare al mondo attraverso l’incontro e la condivisione con le altre forme di vita, lasciando spazio alla meraviglia, al sentire, al dialogo, alla contemplazione, al fluire del tempo che tutto trasforma.

Cecilia Canziani, spiega che l’allestimento “si articola come un’installazione unica che coinvolge l’intero Padiglione e lo immagina come un paesaggio in trasformazione, in cui il corpo della scultura e i corpi dei visitatori sono invitati a uno scambio reciproco. Chiara Camoni fa parte di una costellazione di pensatrici e artiste impegnate a ‘reincantare il mondo’. Il suo lavoro si inscrive nell’alveo di una riflessione italiana sulla scultura caratterizzata dalla decostruzione del rapporto con il monumento, dal recupero di materiali tradizionali come la terracotta e dall’interesse per le storie dell’arte minori, in particolare quella etrusca, passando attraverso i maestri italiani del Novecento e l’Arte Povera. L’opera è interpretata dall’artista come epifania: apparizione di forme che raccontano l’ibridazione tra mondo animale, mondo umano e sacro e occupano lo spazio in maniera temporanea, in equilibrio con il mondo”.

“Con te con tutto è una dichiarazione tanto intima quanto universale – ha osservato Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia. e coglie pienamente lo spirito essenziale, un ritorno alle origini, al grado zero dell’umanità. Il Padiglione Italia del 2026 conferma una speciale sensibilità per In Minor Keys, titolo proposto da Koyo Kouoh, direttore artistico della 61. Esposizione Internazionale d’Arte, che poco prima della sua prematura scomparsa mi aveva affidato il suo testo curatoriale, dove sono presenti degli enunciati che ritrovo nel progetto artistico di Chiara Camoni e a cura di Cecilia Canziani. È dunque un modo di ripensare la nostra esistenza attraverso materia, relazione, ascolto e collaborazione. Parole chiave dettate dal buon senso diremmo, che per secoli hanno regolato lo stare al mondo dell’uomo, da cui per diversi decenni avevamo preso le distanze. E che con la forza di un magnete ritornano, ricordandoci chi siamo”.
Gli spazi delle due Tese delle Vergini in Arsenale sono organizzati secondo un duplice orientamento, verticale nella prima e orizzontale nella seconda, per istituire una relazione tra il corpo della scultura e quello delle visitatrici e dei visitatori.
La mostra si compone di opere realizzate appositamente per la mostra e lavori esistenti, secondo una pratica combinatoria, di riutilizzo e risemantizzazione, già utilizzata dall’artista e suggerita dalla stessa natura delle sue opere. Ai materiali noti del lavoro dell’artista se ne uniscono di inediti: plastiche riciclate, scarti di lavorazioni industriali, oggetti trovati, sono qui convocati a raccontare il paesaggio contemporaneo, invitandoci a riconoscere la bellezza anche nello scarto.
Ad accogliere il pubblico, nella penombra, sono ventiquattro sculture in scala umana, il cui corpo contiene elementi di natura vegetale, come piante e fiori, o artificiale come plastiche, detriti o veri e propri oggetti. Arcaiche e solenni, queste figure si presentano come protettrici di un mondo in cui ogni materia, vivente e non, può prosperare.
Nel secondo ambiente, immerso in una luce naturale, appare un mondo in costruzione, composto di opere la cui configurazione domestica si apre alla dimensione pubblica: tra armadi, tavoli e altre superfici che custodiscono come tesori le opere della sezione Dialoghi si incastonano luoghi di riposo, discussione o contemplazione: il più ampio è rivolto verso il Giardino delle Vergini, ideale prosecuzione del padiglione.
Chiara Camoni (Piacenza, 1974) vive e lavora a Fabbiano, nell’Alta Versilia. La sua pratica artistica spazia dal disegno alle stampe vegetali, dal video alla scultura, con un particolare interesse per la ceramica. Talvolta, nel suo lavoro vengono utilizzate anche fonti luminose. Le sue opere si caratterizzano per l’uso di oggetti del mondo quotidiano e materiali naturali, come erbe, bacche, fiori, argilla e ceneri. Dall’anno scorso, a Torino, la sua installazione Swarms (Sciami) al Grattacielo Piemonte è entrata a far parte della collezione Luci d’Artista.











