Nelle fotografie di Anna Maria Colace memoria, tempo e paesaggio si contaminano e danno vita a un’esperienza visiva inedita – Mostra Biforcazioni alla Galleria Losano di Pinerolo, fino al 18 ottobre

Nell’ambito di SCATTI. Istanti di storie. 50 anni di Artigianato, 200 anni di Fotografia, la Galleria Losano di Pinerolo ( via Savoia 33 – www.gallerialosano.i t) ospita fino a domenica 18 ottobre Biforcazioni, personale dedicata alla più recente ricerca della fotografa Anna Maria Colace.
Con questa mostra, “Anna Maria Colace – scrive Grazia Nuzzi – presenta un percorso che affronta la fotografia come pratica di conoscenza e dispositivo relazionale, ponendo al centro della ricerca non il soggetto rappresentato ma il processo attraverso cui lo sguardo costruisce nuove possibilità di interpretazione del reale. La mostra raccoglie opere maturate negli ultimi anni, in continuità con i precedenti cicli dedicati al paesaggio, all’oceano e agli s pazi antropizzati. Temi differenti che trovano unità in una medesima postura critica: osservare il mondo come sistema di relazioni in costante trasformazione. Il titolo richiama il concetto di biforcazione elaborato nell’ambito della teoria dei sistemi complessi, inteso come momento in cui un sistema attraversa una soglia critica producendo un nuovo equilibrio. Tale riferimento non costituisce un presupposto teorico della ricerca poetico/creativa di Colace, ma rappresenta il linguaggio attraverso cui l’artista riconosce e definisce un metodo operativo già presente nella propria pratica fotografica. Le immagini si sviluppano attraverso un processo di accumulo, sedimentazione e successiva ricomposizione. L’archivio fotografico assume un ruolo centrale: non semplice raccolta documentaria, ma organismo vivo nel quale le fotografie continuano a dialogare tra loro anche a distanza di anni, generando relazioni inattese e nuove configurazioni percettive. Elemento distintivo della ricerca di Anna Maria Colace è l’impiego della sovrapposizione, intesa non come effetto formale ma come manifestazione visibile di un processo relazionale. L’incontro fra immagini differenti produce infatti uno spazio ulteriore, un “terzo
luogo” nel quale memoria, tempo e paesaggio si contaminano fino a costruire un’esperienza visiva inedita.
L’intero progetto propone una riflessione sul paesaggio contemporaneo inteso come organismo complesso, nel quale natura, architettura, presenza umana e memoria condividono la medesima rete di relazioni. La fotografia diviene così strumento capace di rendere percepibili processi normalmente invisibili, restituendo la realtà non come insieme di elementi separati, ma come sistema aperto e in continua trasformazione. In questa prospettiva anche lo spettatore assume un ruolo determinante. Ogni osservazione attiva nuove connessioni interpretative, contribuendo a ridefinire continuamente il significato dell’opera. Biforcazioni non propone immagini concluse, ma dispositivi aperti nei quali il senso emerge dall’incontro fra autore, fotografia e pubblico, confermando la pratica fotografica come spazio di relazione, trasformazione e conoscenza”.
Anna Maria Colace è nata a Parghelia (VV) ; si trasferisce all’età di 18 anni a Firenze dove studia e si
laurea in scienze forestali e ambientali; oggi vive e lavora a Torino. La “storia” fotografica di Anna è fatta d’isolamento per guardare la natura e il mare che accompagnavano le sue giornate, e la fantasia ad immaginare ciò che cercava e non trovava. Una storia fatta di colori e forme della natura e di espressioni artistiche che fin da piccola, con un padre e zia sarta, è stata abituata a osservare e ad amare. Avrebbe voluto frequentare il liceo artistico ma l’oggettività materiale la mette nella condizione di iscriversi al liceo scientifico e le diverse forme di espressione artistica permangono nei suoi occhi e trovano, finalmente, la sua rivelazione nella fotografia.
I suoi primi scatti nascono da macchine fotografiche digitali e compatte: scatta velocemente e con
la stessa rapidità rielabora i suoi lavori.
L’equilibrio estetico si ritrova in quel suo dire doppio: immagini che vengono sovrapposte e che ci
conducono in “visioni oniriche e surreali” che contraddistinguono il suo lavoro. I suoi tagli audaci
restituiscono risultati curiosi, composizioni essenziali, semplici, dirette, lasciando a chi osserva la libertà
d’immaginare e di emozionarsi. Le sue visioni sono la sintesi di chi osserva in modo olistico la realtà.
I suoi lavori sono molto apprezzati dal mondo della fotografia, da anni partecipa a mostre personali
e collettive con artisti nazionali e internazionali.












