Cinquantatrechilometridifilo: un progetto di Silvia Beccaria con Maura Banfo, Giulia Caira, Jessica Carroll, Miriam Colognesi, Claudio Cravero, Paolo Leonardo, Ornella Rovera, Roberta Toscano

Cinquantatrechilometridifilo

Maura Banfo

Fili intrecciati che si fanno trama e diventano storie di legami, la riflessione sulla relazione e l’identità che prende forma attraverso “Cinquantatrechilometridifilo” e  trae spunto dalla fototessera intesa come oggetto dove il ritratto è ridotto a forma essenziale, immagine di un volto al fine del riconoscimento e attestazione di una condizione sociale. Il progetto di Silvia Beccaria ha coinvolto gli artisti Maura Banfo, Giulia Caira, Jessica Carroll, Miriam Colognesi, Claudio Cravero, Paolo Leonardo, Ornella Rovera, Roberta Toscano e viene presentato in una
mostra, a cura di Olga Gambari, visitabile fino al 18 ottobre  al PARI/Polo delle Arti Relazionali e Irregolari dell’Opera Barolo presso Palazzo Barolo, a Torrino (via Corte d’Appello 20, ingresso via delle Orfane 7;  orari di visita  mercoledì, giovedì, venerdì ore 15.00-17.30; sabato e domenica ore 15.00-18,30;  inaugurazione domenica 20 settembre 2020 dalle ore 15 alle 20).

La fototessera conduce a persone a cui Silvia Beccaria è legata, e alla loro esistenza, che come la trama che il filo compone, diventa storia da ascoltare e da vivere. L’unicità di un filo è l’unicità di ognuno che, nell’intrecciarsi e comporsi con altri fili, forma il tessuto del suo divenire, della sua storia, della propria identità. La diversità diventa ricchezza, occasione di crescita e incontro, producendo scambi, relazioni e conoscenze. Il “tessere relazioni” con alcuni colleghi artisti, ha prodotto un’installazione a più mani, una “fusione” artistica in cui le varie espressioni, dalla fiber art, alla fotografia, al disegno si integrano tra di loro.

Il filo unisce sia matericamente che metaforicamente e costruisce dei contenitori che svelano, raccolgono momenti di vita preziosi, avvolgono, riscaldano, custodiscono legami intimi e famigliari, identità e individualità diverse.  Gli artisti hanno dato un loro libera interpretazione al progetto, come la paziente tessitura di un unico filo che ciascuno ha cercato dentro di sé.

” Cinquantatrechilometridifilo è il nido con cui Silvia Beccaria ha accolto Maura Banfo, Giulia Caira, Jessica Carroll, Miriam Colognesi, Claudio Cravero, Paolo Leonardo, Ornella Rovera e Roberta Toscano – scrive Olga Gambari –  Una trama in cui il filo è metafora di attenzione, cura, pensieri, parole, tempo, contatto, dialogo. Il progetto è un’installazione in cui le opere non vivono a sé ma fanno corpo unico con le altre. Proprio quel filo fa sì che si sviluppi un’intimità speciale, di cui lo spettatore entra a far parte, una dimensione sacra che porta al silenzio, all’ascolto, allo sguardo profondo. Questo il dono, e l’opera di Silvia Beccaria. Ogni artista ha un racconto diverso, che si intreccia in una riflessione allargata su un oggetto comune della nostra quotidianità: la foto-tessera. Una sorta di tema proposto da Silvia. Parola
composta da foto e da tessera, che unite indicano l’identità e insieme il riconoscimento fenomenologico e sociale dell’individuo. Ma separate aprono all’idea di ripro-riduzione del reale fissato nello scatto e all’atto del tessere. Quindi, il singolo da un lato e la sua relazione con il mondo
dall’altro, coagulati in un verbo implicano la creazione lenta di un tessuto, sia esso la propria lettura del mondo, il modo di darsi al mondo, il rapporto con gli altri ma anche con sè stessi. Difficile separare questi aspetti, che fanno parte integrante dell’essere nella vita, il dasein heideggeriano (l’esser-ci). Avvolte in filo trasparente, come tenute da mani aperte che ne permettono la visione, respira una pluralità di storie, declinazioni personali del concetto di identità, come immagine interna ed esterna. Per alcuni è il passato e la famiglia d’origine, per altri il presente e la famiglia creata, e poi il proprio corpo, il volto, l’anima… ma ci sono anche conchiglie e api. Trame complesse, come complesso è il lavoro di Silvia: chissà quante parole possono mettersi in fila lungo 53 km? Quanti pensieri, sensazioni, emozioni? L’invito a partecipare al progetto è stato per ogni artista l’inizio di una riflessione personale molto intima, che si è concretizzata nell’opera ma anche in piccoli testi e citazioni con cui ognuno ha accompagnato il proprio lavoro. Sono disvelamenti di grande emozione, in cui si sono realmente create delle simboliche fototessere sull’identità dell’autore. Degli autoritratti poetici che sono meta-visioni perché sviluppano una
percezione istintiva e sensoriale con lo spettatore. Probabilmente per la natura al tempo stesso in/conscia della loro origine, del loro originarsi nel fare dei singoli artisti: confrontarsi con il proprio sé è un cammino che implica sentieri al sole, nuotate, scalate, pozzi, boschi, notti senza luna, stanze aperte e altre di cui andare a cercare le chiavi mentre magari se ne è invece già all’interno. Questo misurarsi con la propria identità lo è anche con la propria vita. Opere che contengono bilanci in forma di immagini, in cui il tempo diventa circolare, abbozza uno spazio protetto. Ma non è un punto finale, un arrivo, solo un respiro condensato”. ” La trama di Silvia – conclude la curatrice di Cinquantatrechilometridifilo –  ha il respiro dell’opera aperta: fili liberi attorniano su tutti i lati le tasche che custodiscono i lavori di Maura, Jessica, Giulia, Miriam, Roberta, Ornella, Claudio e Paolo. Anse nello scorrere della loro esistenza, che arrivano da sorgenti e sboccano in un estuario, in una trama ancora tutta da tessere”.

La mostra  Cinquantatrechilometridifilo è ospite del PARI, Polo delle Arti Relazionali e Irregolari / Rassegna Singolare e Plurale, un progetto di Città di Torino e Opera Barolo, a cura di Artenne e Forme in bilico in collaborazione con ASL Città di Torino, Cooperative sociali P.G. Frassati e Chronos, Associazioni Arteco, Fermata d’autobus Onlus e Volo 2006.


GLI ARTISTI DI CINQUANTATRECHILOMETRIDIFILO

Maura Banfo   dopo anni di irrequietezza “vagabonda” ad esplorare il mondo, trova nella sua città natale il proprio “nido” dove inizia una ricerca attraverso la fotografia come linguaggio predominante. Maura Banfo ha sempre subìto la fascinazione della materia: nel suo lavoro pluridecennale – costellato di mostre, residenze d’artista e molti riconoscimenti – ha attentamente indagato osservando la realtà, a partire dagli oggetti che la circondavano e decidendo di restituirli con il mezzo fotografico come nuove entità spogliate del loro significato, architetture da indagare, entità da osservare sotto punti di vista inediti per aprirli a nuovi codici di senso. Il suo percorso è caratterizzato da una coerenza interna che raramente si riscontra nell’opera degli artisti italiani della sua generazione. La forza del suo lavoro sta nel mantenere ben riconoscibile la propria impronta creativa e la propria poetica, ma in una continua scoperta di nuove sfaccettature e punti di vista: sebbene prevalga una preferenza per la fotografia, lavora con padronanza anche con il video, il disegno e l’installazione.
Silvia Beccaria vive e lavora a Torino. Dopo una laurea in Filosofia e un Master in Arte Terapia presso l’Università di Torino, ha iniziato un percorso di studi sotto la guida dell’artista olandese Martha Nieuwenhuijs. Per molti anni ha elaborato progetti didattici utilizzando l’arte come strumento di riabilitazione ed educazione e ha collaborato con il Dipartimento Educazione del Museo di Arte Contemporanea Castello di Rivoli . Silvia Beccaria utilizza l’intreccio come medium artistico. Intrecciare è l’arte del comporre trame così come si fa con la penna su un foglio di carta… Le trame sono i suoi colori e i suoi pennelli, “dipinge” con materiali che trasforma in filamenti intrecciabili, quali gomma, plastica, carta, e così via, quelli che meglio, di volta in volta, le permettono di esprimere il concetto dell’opera. L’incanto della natura, il visibile e l’invisibile, i luoghi della memoria, la bellezza del linguaggio e della poesia, le connessioni tra tessitura e scrittura, diventano parte integrante dei suoi racconti creati filo dopo filo dando vita ad installazioni che germogliano dalla tela. Ha esposto in mostre personali e collettive in Italia e all’estero e alcune sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private.
Giulia Caira. A partire dal suo esordio nel ‘94, l’opera fotografica di Giulia Caira si sviluppa attraverso una ricerca sul corpo e sull’identità, che tiene conto degli effetti della comunicazione derivanti dal contesto contemporaneo, nel tentativo di focalizzare i punti di convergenza tra realtà e immaginazione. Un linguaggio che si avvale di codici ora ironici, ora sarcastici, nel quale s’intuiscono distorsioni e tic derivanti dall’esperienza quotidiana. A partire da una prima fase in cui la casa veniva usata come set e campo di battaglia prediletto per le sue rappresentazioni, la ricerca dell’artista evolve via via verso una serie di progetti site specific, video e fotografia, che le consentono di attivare un’indagine riguardante i meccanismi psichici nelle relazioni con se stessi e con gli altri, con uno sguardo privilegiato verso la condizione femminile, nel tentativo di elaborare una critica verso i modelli imposti dalla cultura patriarcale.
Jessica Carroll nata a Roma, vive e lavora ad Ivrea,. Fglia d’arte, impara diverse tecniche artistiche dal padre pittore Robert Carroll e dalla madre scrittrice, Simona Mastrocinque, eredita l’amore per la letteratura. Durante i lunghi viaggi al seguito del padre o sola coltiva l’amore per la fotografia. Rientrata in Italia, si iscrive alla facoltà̀ di Biologia a cui preferisce la ricerca sul campo insieme ad ornitologi, speleologi e apicoltori. Come artista lavora dagli anni ’90 tra disegno, scultura e installazione, utilizzando materiali diversi che vivono in una complessità̀ teatrale e sembrano invitare alla meraviglia, risultando in una sintesi affascinante tra l’illusione dell’imitazione e la verità̀ dell’arte.
Miriam Colognesi nata a Torino, vive e lavora tra Barcellona e la Valle d’Aosta. Dopo il diploma in Pittura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, si trasferisce in Valle d’Aosta, dove si dedica alla fotografia iniziando la sua ricerca sull’autoscatto. Di questo primo periodo sono le mostre personali e collettive sul tema del paesaggio e dell’autoritratto in gallerie d’arte e musei nazionali ed internazionali. Grazie al progetto Autoritratti al Museo l’interesse si sposta sul ritratto e la percezione dell’osservatore nell’epoca dei social-network.
Claudio Cravero  vive e lavora a Torino. Inizia a fotografare negli anni ’70 abbinando l’attività teatrale fino agli anni ’90. I suoi progetti vanno da visioni “wendersiane” della città all’archeologia urbana del contemporaneo, dalla documentazione dell’attività degli artisti a immagini fantasmatiche destinate all’oblio. Affascinato dal cinema, le sue immagini lo esplorano con mini-racconti fotografici per poi approdare a esperimenti di sintesi con più figure in un solo negativo. L’utilizzo della luce naturale è una costante nei suoi lavori che rimandano ai classici della pittura e del cinema come nei tableaux vivants in cui esorcizza la paura della morte o condanna il potere che manipola l’informazione. Con l’inserimento dell’elemento umano dà voce agli in-visibili e pittura icone dell’arte con acidi fotografici, denuda sguardi ed espressioni e racconta di “muri domestici” in stile nouvelle vague. Ha esposto in Italia, Francia, Portogallo, Repubblica Ceca, Argentina e Stati Uniti. Da alcuni anni è fotografo volontario per associazioni umanitarie in Uganda, India, Bangladesh e Burkina Faso.
Paolo Leonardo vive e lavora a Torino, ha frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia Albertina di Belle Arti. E’ attivo dalla metà degli anni Novanta. La sua opera pittorica rappresenta una sfida nei confronti del sistema mediale contemporaneo e una ricerca improntata sull’interazione tra pittura e fotografia. Il suo lavoro è presente in diverse collezioni private e pubbliche, in Italia e all’estero.
Ornella Rovera  vive e lavora a Torino. Si diploma in Scultura all’Accademia Albertina di Torino nel 1987, nello stesso anno consegue la qualifica di grafico pubblicitario presso la Scuola d’Arte Applicata e Design di Torino. Il dialogo fra i diversi linguaggi artistici, in particolare tra la fotografia e la scultura, e la sperimentazione dei materiali come strumenti evocativi, sono fra gli aspetti che caratterizzano la sua ricerca. Dal 1992 espone i suoi lavori in gallerie, sedi storiche pubbliche e spazi autogestiti dedicati all’arte contemporanea, in Italia e all’estero. E’ docente di Tecniche della Scultura all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dopo aver insegnato la medesima disciplina all’Accademia di belle Arti di Brera, Milano. Nell’ambito artistico-didattico è curatrice di progetti con enti e istituzioni pubbliche e private.
Roberta Toscano vive e lavora a Torino. Dopo la laurea in Storia del teatro ha intrapreso gli studi di Grafica e si è laureata presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino con Franco Fanelli integrando in questo modo la teoria degli studi umanistici con l’applicazione pratica in laboratorio attraverso la sperimentazione artistica. Per Roberta Toscano l’urgenza di raccontare un pezzetto di se stessa, o della realtà contemporanea, può tradursi in installazione, scultura, video art, fotografia o grafica poiché per l’artista la cifra dell’attualità non prevede più una netta divisione tra un linguaggio dell’arte e l’altro. Tuttavia, anche se le varie discipline si stanno sempre più contaminando, l’utilizzo della fotografia resta per lei immediato e irrinunciabile nel primo processo di analisi dell’oggetto e nella restituzione dell’aspetto poetico dell’esistenza.

Per ulteriori informazioni: su Cinquantatrechilometridifilo  artenne.artenne@gmail.com/www.artenne.it e formeinbilico@gmail.com

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