In Consiglio regionale si fa il punto sulla crisi della Varroc di Cambiano – Il presidente Nicco: “Situazione complessa”

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Il presidenet del consiglio regionale Davide Nicco

La crisi industriale e occupazionale che interessa lo stabilimento Varroc di Cambiano torna all’attenzione di Palazzo Lascaris. La situazione è stata nuovamente affrontata in Consiglio regionale, con aggiornamenti che confermano la complessità del quadro sul futuro del sito produttivo. “La società Varroc con sede a Cambiano – fa il punto il presidente Davide Nicco riportando gli elementi emersi dall’Assessorato al Lavoro – ha comunicato il 7 ottobre 2026 l’avvio di una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 67 dipendenti. La procedura esclude gli altri dieci dipendenti, sette della divisione Ricerca e Sviluppo e tre della divisione Sales”.
“Secondo quanto comunicato dall’azienda,- continua Nicco -la situazione è riconducibile alla crisi del settore automotive, alla contrazione della domanda, alla concorrenza internazionale e all’ aumento dei cost i di produzione. A questi fattori si è aggiunta la cessazione della produzione delle lampade per veicoli Volkswagen, una commessa che rappresentava circa il 30% del fatturato aziendale. L’azienda ha indicato una perdita di 1,6 milioni di euro per l’esercizio 2026 e ha dichiarato insostenibile la prosecuzione in Italia delle attività produttive e di laboratorio e test, prevedendo di mantenere la parte residua della divisione Ricerca e Sviluppo”.
Sul piano procedurale, la vertenza si trova attualmente nella fase sindacale, della durata di 40 giorni dall’avvio. In assenza di un accordo, il confronto potrà proseguire presso la Regione Piemonte nella successiva fase amministrativa, per gli ulteriori 30 giorni previsti.
“Purtroppo emergono due conferme: Varroc chiude definitivamente lo stabilimento produttivo mantenendo la sola parte di R&S e lo fa per ragioni esclusivamente economiche e di mercato. Questo limita fortemente l’intervento delle istituzioni: non si tratta di problemi infrastrutturali o logistici, ma di una chiusura secca sulla quale Comune e Regione hanno margini di azione molto ridotti”, conclude Nicco.

 




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