Lavori nell’alveo del Po al Gerbasso di Carmagnola: la posizione di Legambiente

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(foto Legambiente Il Platano)

Chi è appassionato di ambiente, di natura e di fiumi è cresciuto in questi anni con la convinzione ecologica che i fiumi sono entità viventi, dinamiche e in perenne movimento e che in un ambiente naturale ed incontaminato l’evoluzione dei fiumi crea meandri, lanche, nuovi ambienti forestali, stagni per anfibi, saliceti ripari e greti fluviali. Chi ha una visione ecologica dei fiumi vorrebbe vederli tornare proprio a questa dinamicità come forza motrice della biodiversità che negli anni in pianura padana è stata martoriata e ridotta al lumicino dall’agricoltura, dalle infrastrutture e dalle molte attività che sui fiumi nascono perché proprio i fiumi possono essere  catalizzatori di molteplici ricchezze, non solo di biodiversità. Siamo ben consci che il Po non può tornare ad essere un fiume indomito in una pianura lussureggiante ma, con l’istituzione del Parco del Po nel 1990, ci siamo illusi che questa concezione ecologica fosse ormai radicata in molti e in particolare in chi il fiume deve tutelarlo, come appunto il Parco del Po o il Museo di Storia Naturale di Carmagnola. Invece vediamo in questi giorni le ruspe disalveare il fiume al Gerbasso per un fantomatico progetto di tutela del bosco con l’appoggio proprio di questi Enti.

La nostra Associazione da oltre un anno chiede documentazione sul progetto e informazioni ai vari organi preposti ma non ha ricevuto risposta né dall’Ente Parco né dal Comune. Siamo venuti a sapere di questo scempio solo da articoli di giornale in cui il Sindaco di Carmagnola benediceva i lavori indispensabili per la salvaguardia del bosco. D’altro canto anche l’Ente Parco ha avallato i  lavori indicando esclusivamente un periodo di intervento come prescrizione ma ignorando completamente le norme che vietano la rettificazione degli alvei nelle Zone Speciali di Conservazione e ci chiediamo come questo sia possibile. Lo stesso Ente, come indicatoci dall’assessore regionale Gabusi (unico interlocutore che ci ha risposto) pare aver esplicitamente richiesto l’intervento sia al Gerbasso che alla confluenza del Meletta dove si interverrà, sembra, a tutela delle Cave Germaire anche qui devastando fondali, ecosistemi acquatici, ittiofauna e vegetazione acquatica.

Il bosco del Gerbasso è certamente da tutelare ma va inserito, a parer nostro, in un contesto naturale dove la dinamica fluviale può erodere terreno da una parte creando un nuovo habitat a saliceto ripariale sulla sponda opposta. Invece passa ancora la concezione personalistica della natura: il bosco è di Carmagnola, l’ho piantato io e devo difenderlo ad ogni costo anche devastando tutto il resto. Questa concezione è la stessa dell’agricoltore che vorrebbe cementificare le sponde per non vedere eroso il proprio campo, del cavatore che estrae milioni di metri cubi di sabbia donata dal fiume ma lo argina per non farlo muovere dal suo letto, del cittadino preoccupato che teme più di ogni altra cosa di essere privato del proprio spazio naturale.

La nostra Associazione esprime oggi un’opinione forse impopolare, che potrebbe sembrare contraddittoria, ma da sempre la Legambiente si esprime sulla base di evidenze scientifiche. In questo caso però non esistono evidenze, solo ipotesi ed opinioni e, appurato che ormai questo progetto verrà realizzato, il nostro proposito è che i cittadini possano essere consapevoli di quella che è la realtà dei fatti, che come spesso accade risulta più complessa di come sia stata fino ad oggi descritta.

La presidente del Circolo Legambiente Il PLatano

Valentina Chiabrando

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(foto Legambiente Il Platano)

 




 

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