“SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO” APRILE – Ipersensibilità al nichel

Siamo quello che mangiamoIpersensibilità al nichel

Sempre più spesso in studio mi capita di confrontarmi con problemi di ipersensibilità al nichel. Il nichel è un elemento presente nel suolo, nell’acqua del rubinetto, nei prodotti di metallo, in alcuni gioielli, bigiotteria, cerniere lampo, fibbie di cinture, in molti prodotti cosmetici e trucchi… ma anche in diversi alimenti. Alcuni studi hanno evidenziato che il nichel, nel nostro organismo, potrebbe svolgere un ruolo importante nel metabolismo energetico e nella regolazione dell’omeostasi del glucosio (valori dello zucchero nel sangue).

Nella maggior parte delle persone il contatto con il nichel non provoca nessuna reazione, ma nei soggetti sensibili e/o allergici si manifesta attraverso una dermatite da contatto con lesioni cutanee anche molto fastidiose – simili a quelle dell’eczema (bolle a livello cutaneo, pelle arrossata e screpolata e prurito. Se il contatto con questo metallo persiste la pelle tende gradualmente ad inspessirsi, screpolarsi ed assumere una colorazione scura) oppure una sindrome sistemica (con dermatiti a distanza dal possibile contatto con il metallo o problemi di tipo intestinale come nausea, vomito, diarrea, dolori addominali). La prevalenza di persone allergiche al nichel va dall’’8 al 18% circa negli Stati Uniti ed Europa; in Italia si stimano essere il 16% della popolazione (Mikiko Watanabe et al. Agosto 2018).

Il nichel è purtroppo contenuto in diversi cibi di origine vegetale, tra i quali: pomodori, spinaci, funghi, kiwi, asparagi, cacao, prugne, uva passa, pere, frutta secca, lenticchie, mais, cipolle, aringhe, ostriche e cibi integrali. Occorre prestare anche attenzione alle margarine e grassi vegetali (oli di mais, soia, arachide) oltre che ai cibi industriali in scatola. In cucina sarebbe necessario evitare l’utilizzo di posate, mestoli e pentole in metallo.

Per diagnosticare l’allergia a tale elemento è possibile fare il Patch test: in ambulatorio vengono applicati sul dorso del soggetto dei cerotti contenenti nichel e si valutano le reazioni cutanee a distanza di 48-72 ore.

Dall’allergia al nichel non si “guarisce”, ma si può sicuramente ridurre la sintomatologia attraverso la prevenzione: evitare l’utilizzo di oggetti, creme e trucchi che lo contengono così come fare attenzione all’alimentazione. Nei soggetti con una dermatite da nichel in atto si suggerisce inizialmente l’esclusione dei principali alimenti che lo contengono in dosi elevate per poi reintrodurli gradualmente, facendo sempre attenzione a non generare accumuli.

SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO

Rubrica dedicata al benessere a  cura della dottoressa Chiara Depetris, biologa nutrizionista
chiara.depetris@libero.it

www.chiaradepetris.it

Chiara Depetris firma anche la rubrica SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO qui e sul mensile in versione stampa:
Abitudini alimentari al tempo del coronavirus, i consigli della nutrizionista
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