La fotografia senza tempo di Mimmo Jodice alle Gallerie d’Italia di Torino in piazza San Carlo

Polittico, Nizza 1999 – dettaglio – Mimmo Jodice
Inaugurata a giugno, sarà vistabile fino al 7 gennaio alleGallerie d’Italia – Torino(piazza San Carlo 156 –www.gallerieditalia.com) la mostra“Mimmo Jodice Senza tempo”,secondo capitolo del progetto “La Grande Fotografia Italiana” a cura di Roberto Koch, avviato nel 2022 con la mostra diLisetta Carmicon l’intento di realizzare un omaggio ai grandi maestri della fotografia del Novecento del nostro paese. La nuova mostra ha coinvolto Mario Martone, regista e autore, che ha diretto e realizzato un filmato documentario sulla vita di Mimmo Jodice, suo amico e concittadino, che viene proiettato al pubblico per la prima volta.
Sono ottanta le fotografie esposte, realizzatedal 1964 al 2011,tra cui alcune delle opere iconiche che hanno definitivamente
attestato la grandezza del maestro napoletano. Dalle foto che immortalanostatue e mosaici, vestigia delle antiche civiltà del Mediterraneo, a un interesse di tipo sperimentale e concettuale per il linguaggio fotografico; dallevedute urbane di Napolie
di altremetropoli contemporanee, cariche di assenza e silenzio, nelle quali – come scrive l’autore –“la realtà e la mia visione interiore coincidono”,alle trasfigurazioni delpaesaggio naturalefino alla struggente malinconia dei suoi mari. La sezione Natura, con opere esposte per la prima volta, aggiunge un nuovo e ulteriore capitolo alla sua ricerca.

Mimmo Jodice (foto Daniele Ratti)
Nato a Napoli nel 1934, Jodice è un protagonista nel dibattito culturale che ha portato alla crescita e successivamente all’affermazione dellafotografia italianaanche in campo internazionale. Sin dagli anni Sessanta Jodice impiega la fotografia nella sua doppia valenza di strumento di analisi del reale e di indagine introspettiva. I suoi esordi avvengono a stretto contatto con il tessuto culturale e sociale della sua città natale,Napoli. Neglianni Settantasperimenta nuovi linguaggi tecnici e la materialità dell’oggetto fotografico, utilizzando al tempo stesso la fotografia come strumento diimpegno sociale.Daglianni Ottantala figura umana non è più fisicamente presente sotto il suo obiettivo e il centro della sua ricerca diventa invece ilpaesaggio, inteso come paesaggio di natura, di civiltà, di memoria e di sogno. Nel suo percorso incontra non solo gli spazi urbani e costruiti ma anche alberi, piante, giardini e boschi, segni di una naturalità spontanea e indomabile che ugualmente esiste accanto a noi. In una serie di “quadri” straordinari e preziosi, l’autore osserva questi elementi e riconosce in loro il silenzio di cui si nutrono, indispensabile per vivere come la luce, come l’aria. Alla capacità unica di Mimmo Jodice di mostrarci la realtà vista attraverso ilfiltro di un tempo diverso e sospeso, e così interpretata, è dedicata, in sintesi, la mostra. Il suo è il tempo lungo della comprensione, della sintonia profonda con ciò che ha davanti; è il tempo della camera oscura in cui, di nuovo, a contatto diretto con le sue immagini e le sue visioni riesce, alla fine, a creare opere che ci appaiono comereperti di un mondo noto eppure sconosciuto, tracce di un universo magnifico, poetico, straniante e appunto, atemporale.











